Toc toc, c’è nessuno al CNEL? Niente da dire sul capo di ITA che vuole spianare i sindacati?

Nazionale -

La prima considerazione che c’è venuta in mente leggendo sul Fatto Quotidiano stralci della registrazione di una riunione di vertice del gruppo ITA è stata: “Vedrai ora che levata di scudi da parte sindacale!”.

In quella registrazione emerge con forza tutta l’arroganza del gruppo dirigente della neonata ITA e anche tutta la rabbia del suo AD Alfredo Altavilla per la mancata esclusione, in fase di nuove assunzioni, dei lavoratori sindacalizzati ex Alitalia da parte del management di ITA.

Alla rabbia sono poi seguite le “promesse”: tutti i sindacalisti e i sindacalizzati via dopo i quattro mesi di prova, così da avere una compagnia senza controparti e senza democrazia, una sorta di sterilizzazione sindacale.

Una simile sparata da padrone delle ferriere non si sentiva più dai primi del Novecento, quando la sindacalizzazione prese piede nel nostro Paese e cominciò ad imporre al padronato non soltanto salari e condizioni di vita e di lavoro migliori ma anche, non senza incontrare rabbiose resistenze, il diritto di organizzazione e di adesione al sindacato.

Insomma, un fatto grave che va oltre il contenuto della sparata, soprattutto perché viene da un manager pubblico, posto dal governo a guida di una compagnia totalmente pubblica.

La nostra previsione è però rimasta tale. Nessuno, dalle stanze degli utili sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl ha inteso prendere carta e penna e rappresentare il proprio sdegno per le parole di Altavilla, anche se queste non erano rivolte solo ai sindacati di base presenti e forti nelle lotte contro lo smantellamento di Alitalia e la nascita di ITA, di fatto vero bersaglio della rabbiosa esternazione, ma riguardano l’intero impianto sindacale nel Paese. Silenzio assordante e totale in pubblico e deboli e sussurrate parole di condanna in privato, da parte dei dirigenti degli utili sindacati, accompagnate dal timore che una presa di posizione pubblica e aperta potesse danneggiare i propri iscritti graziosamente accettati in ITA dal distratto management della neonata compagnia aerea.

Esiste dal 1957 un’istituzione della Repubblica che si chiama CNEL, prevista dalla nostra Carta Costituzionale, che è il luogo in cui convivono rappresentanze dei lavoratori e delle imprese, le “forze vive del paese” come le definì Einaudi, una sorta di casa delle forze sociali e del lavoro con funzione di consulenza del Parlamento, del Governo e delle Regioni.

Insomma lì dentro ci dovrebbero essere coloro che vigilano sul rispetto reciproco delle parti, sull’attuazione delle norme in materia, che eventualmente propongono iniziative, legislative e non, per migliorare e /o adeguare quelle esistenti in materia di lavoro e di relazioni industriali.

Il silenzio da parte del suo presidente in questo caso è inaccettabile. Se Tiziano Treu, il giuslavorista che fece campagna per la chiusura del CNEL e poi ne ottenne la presidenza, non prende la parola pubblicamente neanche questa volta per condannare fermamente le affermazioni di Altavilla e pretendere il rispetto delle parti sociali, allora si deve dimettere per manifesta inutilità. Così come il rodomonte Altavilla va immediatamente rimosso, da Draghi, dall’incarico che gli è stato affidato e in cui si è distinto per una serie di atti antisindacali e di gestione in pieno spregio della storia delle relazioni industriali nel nostro Paese, dalla cancellazione del contratto collettivo di lavoro, alle minacce a chi aderisce al sindacato.

Unione Sindacale di Base

26-11-2021

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