Ricongiunzioni onerose e pensioni. USB scrive a Report/CdS

Scriviamo a Report e Corriere della Sera che stanno conducendo un'inchiesta sulle ricongiunzioni pensionistiche onerose all'Inps

 

Egregio Direttore Ferruccio De Bortoli e Gentilissima Milena Gabanelli,

Avendo ricevuto numerose richieste di intervento sull’argomento ricongiunzioni pensionistiche, affrontato dal Corriere della Sera con la pubblicazione di un articolo a firma della Dott.ssa Gabanelli il 13 febbraio scorso e della successiva risposta del Ministro Fornero il 15 dello stesso mese, in rappresentanza dei lavoratori che ci hanno contattato vorremmo esprimere - anche se con qualche ritardo dovuto alla raccolta della documentazione pervenutaci, di cui diamo conto in calce alla presente -  la nostra totale contrarietà alle parole del Ministro Fornero, in particolare rispetto alla presunta equità della norma sulla ricongiunzione onerosa disposta dalla L.122/2010.

Si tratta, a ben vedere, di un espediente tutt’altro che equo con il quale si intendeva di fatto  raggiungere due obiettivi. Il primo era quello di impedire, o rendere comunque oneroso,  il passaggio delle lavoratrici dipendenti della pubblica amministrazione dalle casse dell’INPDAP a quelle dell’INPS, impedendo loro di usufruire di requisiti più favorevoli, sia in termini di calcolo pensionistico, sia con riferimento all’accesso alla pensione.

Il secondo, certamente non meno rilevante, era quello di rastrellare risorse dal sistema previdenziale, obbligando uno stuolo di lavoratori a ricorrere alla cosiddetta “totalizzazione” dei contributi, con conseguente trasformazione del calcolo pensionistico da retributivo a contributivo per tutta l’anzianità di servizio pur trovandosi nel pieno rispetto dei requisiti del mantenimento del calcolo retributivo previsti dalla L.335/95; oppure, in alternativa, pagare le cifre mostruose evidenziate nei messaggi che ci sono pervenuti, dai quali emerge inoltre un profondo senso di raggiro da parte dello Stato.

A ben vedere, però, la L.122 ha disposto un altro intervento, utile a far cassa ma passato sotto silenzio, su cui vorremmo fosse posta maggior attenzione. Questo intervento ha determinato la trasformazione del calcolo del TFS (la cosiddetta liquidazione) in quello del TFR (trattamento di fine rapporto) senza modificarne tuttavia il regime giuridico, aprendo così un enorme contenzioso sul versamento della quota contributiva del 2,5% mantenuto a carico dei lavoratori.  Un primo pronunciamento favorevole ai ricorrenti è giunto da una sentenza del TAR di Reggio Calabria, che rinvia  alle sedi competenti il giudizio sulla costituzionalità della norma.

Su un punto possiamo concordare con il Ministro, quando afferma che “le diverse gestioni previdenziali si sono storicamente contraddistinte per una grande eterogeneità nelle aliquote previdenziali, nei criteri di accesso alle prestazioni e nelle regole di calcolo delle pensioni”. problema sorge, e qui non siamo più d’accordo, quando il Ministro ritiene che il calcolo contributivo sia la soluzione ed introduca equità, facendo finta di ignorare che, al contrario, tale sistema a capitalizzazione rompe la solidarietà sociale ispiratrice del previgente sistema a ripartizione, facendo dipendere il futuro trattamento pensionistico dalla capacità contributiva del singolo. Una soluzione che è quanto di più iniquo si possa volere, se si pensa ad esempio alla ridottissima capacità contributiva dovuta alle bassissime retribuzioni ed alle situazioni di diffusa precarietà e discontinuità di moltissimi rapporti di lavoro.

Immaginiamo a questo punto che il Ministro potrebbe ribattere introducendo il tema della previdenza complementare, sottolineando l’impegno del suo Governo a sostegno della valorizzazione dei conseguenti Fondi Pensione.  Rivolgiamo allora al Ministro alcuni interrogativi.

Perché le organizzazioni sindacali, attraverso un semplice atto notarile, possono costituire Fondi Pensionistici nominando nei Consigli di Amministrazione propri rappresentanti, senza neanche l’obbligo della  consultazione  dei lavoratori interessati?

Perché, come accade nel Fondo Sirio di recente costituzione per il “compartone” Ministeri, Agenzie Fiscali, Parastato, allargato anche all’Università ed alla Ricerca, il presidente del Consiglio di Amministrazione nominato dalle OO.SS. deve ricevere un compenso di 21.000,00 Euro  ed i singoli consiglieri, per la metà rappresentanti nominati dalle OO.SS., un gettone di presenza pari a 200,00 Euro a seduta?

Dove si prendono le risorse necessarie a pagare tali emolumenti?

Dove si prendono le risorse necessarie a compensare l’intervento delle Società di Gestione Risparmio che verranno chiamate ad investire i capitali consegnati dai lavoratori al Fondo Pensione?

Ed infine, condivide l’idea per la quale l’adesione ai Fondi Pensione debba essere obbligatoria, come sostiene incessantemente il segretario generale della CISL?

Certi che vorrà ospitare nelle pagine del giornale da Lei diretto questa nostra lettera, ringraziamo ed inviamo i nostri saluti, augurandoci che, vista l’attenzione rivolta dal Ministro al Corriere della Sera, anche in questo caso la Professoressa Fornero vorrà rispondere e fare chiarezza in merito agli argomenti sollevati.
    

Roma, 15 marzo 2012

Per il Coordinamento nazionale USB P.I. - Massimo Briguori