NON JOBBIAMO SUL LAVORO

Nazionale -

Il piano del lavoro di Renzi si presenta come una ribollita in salsa neoliberista che fa da antipasto agli ultraliberisti sacconiani. Serve la distruzione di diritti e garanzie su un piatto d'argento ad un'imprenditoria nazionale in ginocchio e a multinazionali  voraci e schiaviste.

Le nuove politiche del lavoro rivelano in pieno tutto il loro “contenuto di classe”: il profitto deve nascere dalla compressione sociale, economica e politica delle condizioni di vita e di lavoro di una classe i cui interessi sono stati espulsi dal contesto sociale.

Troppi “piani del lavoro” e nessuno sui lavoratori cancellati quali soggetto sociale e ridotti a semplice strumento per la produzione di profitto, da appendice delle macchine ad appendice del rischio di impresa e delle famose e fumose leggi del mercato.

La disamina dell'intero progetto evidenzia un'ipotesi di impianto produttivo basato sul turismo, sull'immagine e quasi niente sul manifatturiero. Questo progetto potrebbe applicarsi forse ad una città di medie dimensioni ma non ad un intero paese in crisi sistemica e di lungo periodo e si configura come il prodotto delle scelte politiche europee di devastazione del nostro modello di sviluppo, o meglio, di quello che rimane.

Da quanto emerge da questo “progetto”, sembra che il nostro paese sia collocato su un altro pianeta: manca ogni riferimento all'Unione Europea, alla nuova area produttiva europea, alla nuova gerarchia tra stati e alla nuova divisione internazionale del lavoro. In una fase di crisi economica così articolata, pensare che possa essere il privato a far ripartire l'occupazione è a dir poco ingenuo, per non dire altro. Sfugge che i processi di ristrutturazione, le delocalizzazioni, l'introduzione di ulteriore tecnologia e l'ingresso preponderante delle multinazionali vanno in direzione di ridurre la forza lavoro impiegata e non il contrario.

A caduta il centrodestra si è sentito in dovere di elaborare un proprio piano del lavoro, ovviamente più audace del jobs act, per evitare di essere scavalcato a destra dal PD. Il Nuovo Centro Destra di Alfano riscopre  lo “statuto dei lavori” e lo struttura su due direttrici precise : meno tasse e meno regole.

Se l'appetito vien mangiando, qui siamo alla fame da lupi. Viene fatto passare per modernizzazione del lavoro il ritorno al medioevo applicato alle imprese.

Vengono cancellate le più elementari norme di civiltà del lavoro e le conquiste di decenni di lotte per garantire profitto ad un sistema industriale decotto e incapace di confrontarsi con la globalizzazione dei mercati.

Quale dei nostri apprendisti stregoni è più pericoloso non è un esercizio utile, quello che bisogna capire è che questa classe politica subordinata totalmente alle politiche europee diventa sempre più lo strumento operativo della distruzione del nostro modello sociale.

Il vero nemico è l'Unione Europea che si sta delineando come polo imperialista e come tale al suo interno costruisce strumenti di pacificazione, distruzione e controllo sociale sempre più autoritari.

Il Commissario europeo al Lavoro Andor ha espresso apprezzamento per il jobs act, affermando che alcuni punti chiave del piano sono in linea con le politiche europee, nonostante le riserve del nostro ministro del lavoro che ha affermato che il progetto richiede investimenti consistenti che non sono disponibili. Eppure la Commissione Europea aveva mostrato freddezza sul piano di Letta sui giovani, asserendo che non presentava impegni e quantificazioni certe. Eppure il piano Letta mira ad introdurre apprendistato, tirocini, percorsi formativi, fondi per l'avvio di impresa. Vale a dire, tutto l'armamentario liberista, ben più dettagliato del jobs act.

E mentre gli apprendisti stregoni progettano, il rapporto su “occupazione e sviluppi sociali” evidenzia come l'Italia sia il paese che dal 2008 ha conosciuto il declino sociale più elevato del mondo del lavoro. Ma questo ancora non basta.