L'inquietante riunione al Viminale e le gravi responsabilità di chi ha scelto di partecipare

Roma -

L’incontro di oggi al Viminale tra il ministro di polizia e una parte, consistente ma non completa, di esponenti di forze sociali e imprenditoriali ha avuto un corso se possibile ancora più inquietante di quello che si poteva supporre.

Presentato come un momento di confronto fra uno dei due vicepresidenti del Consiglio dei Ministri, fatto di per sé assolutamente improprio visto che di relazioni con le parti sociali si occupa a nome del Governo il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, si è invece rivelato un momento in cui il vicepremier di polizia ha esposto il programma della Lega, il suo partito, per la manovra economica prossima ventura utilizzando per farlo il Ministero dell’Interno che sicuramente non è un’istituzione a disposizione dei partiti.

A rendere ancora più inquietante la faccenda, il fatto che all’illustrazione del progetto sia stato chiamato l’ex sottosegretario Armando Siri, costretto recentemente alle dimissioni perché inquisito per corruzione.

Se siamo abituati alle scorribande di Salvini in terreni non suoi, se siamo abituati ad una sua scarsissima considerazione dei luoghi istituzionali, se siamo avvezzi alle provocazioni messe in atto, come non può che definirsi la presenza attiva di Siri al vertice, quello che sconcerta e indigna è il fatto che rappresentanti sindacali abbiano accettato quel terreno e quelle modalità di confronto. Non basta aver contestato, in quella sede, come sembra qualcuno abbia fatto, le scelte del Governo, non basta presentarsi come paladini della giustizia sociale se poi ci si acconcia a passare quattro/cinque ore ad ascoltare un programma economico di un partito che ha fatto delle disuguaglianze la propria cifra e le fa provocatoriamente esporre da un suo uomo su cui fino a ieri l’altro si è puntato il dito perché inquisito per corruzione.

Non bisognava andare, non bisognava accettare una riunione convocata appositamente per mettere alla berlina il confronto istituzionale tra Governo e parti sociali. Non solo hanno scelto di andare, ma hanno scelto di restare seduti a quel tavolo anche dopo che il gioco di Salvini è diventato chiaro ed evidente. Chi ha accettato questo confronto si assume una responsabilità grave che nessun atto sindacale di riparazione potrà risanare.

Unione Sindacale di Base

 

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