In 74 giorni 200 morti di lavoro. Introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Nazionale -

MORTI DI LAVORO 1 *

NELL'ANNO: 200 (dei quali: sul lavoro 143; in itinere 53; Covid 4)

PER REGIONE: Lombardia 29; Veneto 20; Puglia 18; Lazio 17; Piemonte, Campania 14; Toscana, Sicilia 12; Emilia Romagna 11; Calabria 10; Marche 8; Sardegna 7; Liguria 5; Trentino, Molise 4; Valle d'Aosta, Abruzzo 3; Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata 2; Estero 1.

Ieri, 15 marzo, la lista degli uomini e delle donne uccisi nel 2022 dal profitto e dal lavoro ha raggiunto quota 200. Sono i numeri di una guerra combattuta da una sola parte e senza esclusione di colpi in nome del sacro profitto. Di questi omicidi poco si sa, tranne quando avvengono in condizioni particolarmente strazianti, come nel caso della giovane Luana finita stritolata a 23 anni dentro un macchinario a cui era stato tolto il meccanismo di sicurezza dal padrone perché rallentava la produzione. O quando due ragazzi, Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, muoiono nelle aziende durante la formazione professionale, invece di essere sui banchi a studiare, in nome di uno sfruttamento che comincia già a 16 anni con l'alternanza scuola lavoro, oggi ribattezzata PCTO. In tutti gli altri casi a malapena le vittime guadagnano un trafiletto sui giornali locali.

I numeri dicono che i settori in cui si rileva il maggior numero di morti e infortunati sul lavoro sono l'agricoltura e l'edilizia, e che le vittime sono soprattutto lavoratori e lavoratrici o molto giovani o in età assai avanzata, quando cioè sono ancora al lavoro invece che in pensione, grazie alla “riforma” Fornero.

In particolare, colpisce l'enorme incidenza che ha avuto l'introduzione del bonus 110 per 100, che ha trasformato l'edilizia in un settore di sfruttamento senza freni e di addetti raccogliticci, senza alcuna professionalità né formazione, in mano a improvvisati imprenditori che si sono gettati senza scrupoli e professionalità sulla gallina dalle uova d'oro.

La pressoché totale certezza di farla franca o di subire sanzioni ridicole è la benzina che alimenta il motore del capitale, pronto ad ogni nefandezza pur di aumentare i profitti, anche ad uccidere. Il nostro sistema sanzionatorio non prevede ancora il reato di omicidio sul lavoro, a differenza dell'omicidio stradale e della new entry omicidio nautico, ma solo l'omicidio colposo, non riconoscendo così la gravità degli atti, commessi dai datori di lavoro, che hanno prodotto il drammatico esito mortale. 

Introdurre il reato di omicidio sul lavoro, prevedere pene adeguate e severe può indurre a limitare il numero dei morti, in attesa di eliminare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Unione Sindacale di Base

Rete Iside onlus
 

* fonte rassegna stampa USB

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