Il green pass viola la privacy dei lavoratori: USB scrive al Garante e chiede test molecolari gratuiti

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Molti datori di lavoro, anche sulla base dell’art 3 del DL 139 - 8 ottobre 2021, richiedono ai lavoratori una comunicazione in cui devono dichiarare preventivamente se, entro una certa data, saranno (o no) in possesso del green pass. Questa richiesta, motivata da esigenze organizzative e produttive delle aziende, consente al datore di lavoro di acquisire dati sulle condizioni di salute dei singoli; se un lavoratore, infatti, dichiara che non avrà il green pass comunica indirettamente di non aver effettuato il vaccino!

In questo modo i datori di lavoro, per soddisfare le proprie esigenze organizzative-produttive, entrano in possesso di dati sensibili; con l’obbligo del green pass, quindi, i lavoratori, oltre a pagare (i tamponi) per poter lavorare, subiscono anche la violazione della propria privacy!

Per USB i datori di lavoro, se vogliono conoscere preventivamente il numero dei lavoratori che saranno presenti in azienda, hanno a disposizione uno strumento molto semplice ed efficace che non viola la privacy: organizzare la somministrazione gratuita dei tamponi ai lavoratori prima dell’ingresso nei locali di lavoro.

Del resto, l’Italia è l’unico paese europeo, ad eccezione della Grecia, che impone ai lavoratori di pagarsi i tamponi per poter lavorare; il green pass per lavorare è stato istituito dal 1° novembre anche in Austria, ma i tamponi sono a carico dei datori di lavoro!

I tamponi, in quanto misure di prevenzione del rischio di contagio, rientrano tra gli obblighi previsti per il datore di lavoro da vari articoli del Dlgs 81/08 (ad esempio: art.41 e 42, idoneità alla mansione; art. 272 e 279, rischio biologico ecc.) e, di conseguenza, non possono essere a carico dei lavoratori.

Ma come sindacato, ribadendo la priorità della vaccinazione nella lotta contro la pandemia da Sars-Cov2, vogliamo andare oltre il green pass e richiedere dei test screening veramente efficaci come misure di prevenzione anti-contagio; ad esempio, la somministrazione gratuita di 2 tamponi salivari molecolari alla settimana invece dei 3 tamponi rapidi pagati dai lavoratori.

I test antigenici rapidi, infatti, sono molto meno affidabili di quelli molecolari perché hanno una sensibilità molto più bassa nell’individuazione dei soggetti positivi al Sars-Cov2: i test rapidi riescono a rilevare soltanto cariche virali superiori ad 1 milione di copie di materiale genetico del virus (presenti in un millilitro di materiale biologico); i test molecolari, invece, individuano cariche virali a partire da 100 copie di materiale genetico del virus. Una bella differenza!

Costringere i lavoratori non vaccinati ad effettuare, a proprie spese, 3 tamponi rapidi alla settimana per poter lavorare non garantisce, quindi, che nei luoghi di lavoro non entrino dei lavoratori asintomatici ma positivi al virus. Il green pass generato dai test rapidi non è di conseguenza una misura adeguata alla prevenzione del contagio nei luoghi di lavoro. Rappresenta solo una misura punitiva, a livello finanziario e di tempo, per i lavoratori che non hanno effettuato il vaccino.

Sulla base di queste considerazioni USB, per la tutela della privacy dei lavoratori e per garantire misure di prevenzione anti-contagio veramente efficaci, chiede la somministrazione gratuita di 2 tamponi molecolari alla settimana per i lavoratori non vaccinati e di test screening Covid periodici per tutti i lavoratori.

 

Unione Sindacale di Base

 

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