E le disuguaglianze? Alla prossima legge di stabilità…

Roma -

Un’altra legge di stabilità che non affronta i problemi veri, quelli di ogni giorno, dei lavoratori e delle loro famiglie. Non un provvedimento capace di ridurre le disuguaglianze – tanto ormai la povertà non c’è più -; non una riforma del sistema di tassazione che, ridefinendo le aliquote Irpef, faccia pagare di più a chi ha molto e meno a chi ha poco; non un progetto serio di aumento dei salari per aumentare la capacità di spesa dei lavoratori - i bonus non hanno carattere strutturale e di continuità, prerogativa invece di una seria riforma fiscale - come si vede dagli inesistenti stanziamenti per i rinnovi dei contratti di oltre tre milioni di lavoratori pubblici; nulla per l’occupazione, per i precari, per l’istruzione, niente di serio sul fronte pensionistico e sul diritto alla salute se non un timido sconto sui ticket che sono di per sé un’aberrazione per chi già paga quelle tasse che dovrebbero servire proprio a garantire il welfare e quindi anche una sanità pubblica, gratuita e di qualità per tutti; nulla di nulla sulle crisi industriali che ormai rappresentano un allarme rosso per tutti tranne che per governo e sindacati complici.

Insomma tutto si è risolto nell’evitare di aumentare l’IVA per racimolare quei famigerati 23 miliardi che servivano a rispettare i parametri europei di rapporto tra debito e PIL. Senza quelli Bruxelles non avrebbe mai potuto chiudere un occhio come invece sembra si appresti a fare. Quindi i fondamentali non si toccano. Non si toccano le aliquote IVA, non si tocca il pareggio di bilancio, non si tocca l’invenzione di Berlusconi, ricalcata da tutti i governi successivi, di utilizzare l’aumento dell’IVA per ripianare il debito in caso di sforamento. Come dicevamo niente di strutturale, niente che faccia intravvedere una qualche prospettiva di cambio economico. Il tutto ovviamente salvo intese, formula sibillina che può essere utilizzata ad ogni fine per giustificare rapide marce indietro, pronti signorsì alle osservazioni della Unione Europea e a curare eventuali mal di pancia di qualche stakeholder di peso.

Il bello è che a tutto questo si è arrivati con un continuo coinvolgimento di Cgil Cisl e Uil, che hanno di nuovo trovato accoglienza a Palazzo Chigi e al MEF dopo qualche anno in cui del loro fondamentale apporto si era persa ogni traccia. Quindi per fare una manovra economica così insulsa e inconsistente ci sono voluti il Governo, l’Unione Europea, i padroni e i sindacati complici. Davvero bravi.

 

Unione Sindacale di Base

 

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