Dopo la Grecia, la Spagna: Taglio del 5% degli stipendi del pubblico impiego. Berlusconi applaude

In allegato il volantino

Nazionale -

Solo pochi giorni fa la Grecia: taglio del 30% degli stipendi dei dipendenti pubblici, scippo di 13^ e 14^,  nuovo attacco al sistema pensionistico con annessi tagli ed allungamento dell’età pensionabile.



Ieri le decisioni in Spagna e l’annuncio di Zapatero: taglio secco degli stipendi ai dipendenti pubblici, stavolta del 5%, blocco delle retribuzioni per gli anni a venire, 15.000 posti in meno nel Pubblico Impiego, sforbiciata alle pensioni, tagli alle prestazioni ed allo stato sociale.



Le agenzie di stampa battono la notizia dei complimenti e delle congratulazioni del nostro Presidente del Consiglio.



Fmi e UE chiamano, e la ricetta è sempre la stessa: attaccare i lavoratori e le fasce più deboli, nel mirino subito il Pubblico Impiego ed i lavoratori pubblici, stipendi, pensioni, prestazioni e stato sociale.



La gestione della crisi mondiale è tutta sul piano finanziario, lo stesso che l’ha determinata, senza intervenire sull’economia reale e sugli aspetti sociali, in pratica la crisi si autoalimenta




Ovunque il pubblico impiego è il bancomat dei governi per sostenere la cosiddetta industria finanziaria che li divora insieme ai popoli



In Italia non si contano i contratti pubblici saltati nel passato, solo vacanza contrattuale per 2010 e 2011, vale a dire che sono congelati. Il blocco del turnover, la chiusura di centinaia di servizi pubblici, determinano una drastica riduzione dei dipendenti e un progressivo smantellamento dello stato sociale.



Come se non bastasse è in arrivo una manovra di riduzione della spesa e noi, pubblici dipendenti, siamo considerati una spesa superflua per una economia tutta spostata sul piano finanziario.



Le misure anticrisi per noi sono la crisi!!


i nostri salari sono tra i più bassi tra i paesi industrializzati ( 26 posto ), e soprattutto più bassi di quelli greci, tuttavia sopportano uno dei prelievi fiscali tra i più alti ( 6 posto ). Allora si può pensare che basterebbe ridurre il prelievo fiscale per aumentare i salari, ma il soldi servono per banche e aziende e i tagli fiscali, alla fine, si tradurrebbero in ulteriori tagli alla spesa pubblica vale a dire ai nostri salari, pensioni e posti di lavoro.



Forse sarebbe più logico recuperare evasione fiscale e abbattere i 60 miliardi di corruzione che la funzione pubblica individua nella pubblica amministrazione, una finanziaria stellare e un fatturato che ridicolizza i 40 miliardi attribuiti alla ndrangheta.




LA CRISI NON SI CONTRATTA, SI COMBATTE



La necessità di mantenere alta la mobilitazione dei lavoratori pubblici e privati, già provati da crisi e manovre anticrisi, è indispensabile per rispondere a quello che si prospetta come l’attacco finale al pubblico impiego e allo stato sociale, ben oltre le peggiori intenzioni del decreto Brunetta.



VENERDI’ 28 MAGGIO
MOBILITAZIONE IN TUTTO
IL PUBBLICO IMPIEGO

Nell'ambito della giornata contro il collegato al lavoro Venerdi 14 maggio ore 16.00 sit-in davanti al Ministero del Lavoro in Via Veneto 56