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            <title>Rss Feed nazionale.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di nazionale.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Sun, 15 Mar 2026 16:54:49 +0100</pubDate>
            <lastBuildDate>Sun, 15 Mar 2026 16:54:49 +0100</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Mon, 06 Oct 2025 16:23:13 +0200</pubDate>
                        <title>I portuali non lavorano per la guerra</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/i-portuali-non-lavorano-per-la-guerra-1629.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Verso una giornata di lotta comune dei portuali europei e mediterranei per fermare il genocidio e per reclamare porti liberi dalle armi</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nell'incontro internazionale del 26 e 27 settembre scorso a Genova, le delegazioni delle organizzazioni sindacali dei portuali partecipanti hanno condiviso il testo di una dichiarazione congiunta basata su 4 punti:</p>
<p><em><strong>1. Stop immediato al genocidio;</strong></em></p>
<p><em><strong>2. Apertura immediata dei corridoi umanitari</strong></em></p>
<p><em><strong>3. Porti liberi dalle armi verso qualsiasi guerra.</strong></em></p>
<p><em><strong>4. Stop al &quot;rearm-UE&quot; e dirottamento delle ingenti risorse verso i servizi essenziali per la popolazione.</strong></em></p>
<p>Dopo i necessari tempi di verifica interna, oggi siamo lieti di comunicare che la dichiarazione congiunta è stata sottoscritta oltre che da USB per i portuali di Genova, Livorno, Trieste e Civitavecchia anche dai seguenti sindacati:</p><ul> 	<li> 	<p><strong>Enedep per il porto del Pireo in Grecia</strong></p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Federazione Nazionale dei porti e banchine della Cgt, Francia </strong></p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Liman-Is dei portuali di Istanbul e di altri porti turchi</strong></p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>ODT Marocco per il porto di Tangeri</strong></p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>Segmadelin-Peo dei porti ciprioti</strong></p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>LAB per i portuali di Bilbao e San Sebastian, Paesi Baschi</strong></p> 	</li> 	<li> 	<p><strong>SZPD del porto di Capodistria, Slovenia</strong></p> 	</li> </ul><p>Preso atto che le rappresentanze di porti tra i più importanti del mediterraneo e dell'Europa ne hanno sottoscritto i contenuti, la dichiarazione congiunta viene resa pubblica in attesa di ulteriori adesioni da parte di sindacati o gruppi di altri porti.</p>
<p>A breve verrà condivisa e comunicata la data della giornata comune di lotta che segnerà un passo fondamentale e finora mai raggiunto di solidarietà internazionale in un settore strategico a sostegno dei punti della piattaforma.</p>
<p>In un momento in cui Genova e tutta Italia sono al centro di una formidabile e imponente mobilitazione, dai porti del mediterraneo ed europei arriva un segnale forte e chiaro e solidale contro il genocidio, contro il riamo e contro tutte le guerre.</p>
<p><strong>Fuori le armi dai porti, dentro la pace per i popoli.</strong></p>
<p><strong>I portuali non lavorano per la guerra!</strong></p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base – Lavoro Privato – Trasporti – Affiliato WFTU / FSM</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>En pièce jointe, les déclarations multilingues\Attached are the multilingual statements</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 09 Sep 2025 16:28:05 +0200</pubDate>
                        <title>Nuovo tavolo sulla sicurezza al Ministero del lavoro…e intanto i lavoratori continuano a morire sul lavoro</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/nuovo-tavolo-sulla-sicurezza-al-ministero-del-lavoroe-intanto-i-lavoratori-continuano-a-morire-sul-lavoro-1631-1.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nuova tornata del Ministero del lavoro dei tavoli sulla sicurezza, voluti dal governo assieme alle parti sociali. In cantiere c’è un nuovo decreto, l’ennesimo, che il governo Meloni si appresta a sfornare sul tema della sicurezza sul lavoro: un nuovo provvedimento inutile, fumo negli occhi per dare la sensazione che si provi a fare qualcosa.</p>
<p>Cgil, Cisl e Uil si sono presentate al tavolo dopo essersi incontrate sullo stesso tema nella giornata di lunedì con la Confindustria&nbsp;; un incontro che corrisponde ad una intesa previa tra sindacati e padroni prima della riunione odierna con il&nbsp; governo.</p>
<p>L’USB ha fatto notare che i due provvedimenti che da tempo chiediamo, l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro ed il potenziamento degli RLS, rappresenterebbero un cambiamento di passo rilevante &nbsp;per la tutela della salute-sicurezza nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Abbiamo ribadito il fatto &nbsp;che le centinaia di migliaia di Rls,&nbsp; se avessero le conoscenze-competenze e gli spazi d’azione adeguati, poichè presenti nei singoli luoghi di lavoro, potrebbero agire concretamente per costringere i datori di lavoro ad adottare misure di prevenzione dei rischi&nbsp; efficaci.</p>
<p>Il rafforzamento degli Rls rappresenta un intervento quasi ovvio, da&nbsp; adottare immediatamente se si vuole agire concretamente su salute e sicurezza del lavoro&nbsp;; ma le nostre proposte «&nbsp;ovvie&nbsp;» continuano ad essere disattese ed il motivo è chiaro&nbsp;: le misure di prevenzione-protezione hanno dei costi, e manca la volontà di costringere i datori di lavoro a sostenere questi costi.</p>
<p>Come Usb non ci limitiamo a chiedere al Governo di adottare misure per rafforzare gli Rls; ma abbiamo adottato da anni un percorso di formazione e supporto dei nostri Rls, percorso che sta producendo effetti concreti per la tutela della salute nei luoghi di lavoro in cui siamo presenti.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>
<p>---</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le proposte di USB per la tutela della salute di lavoratrici e lavoratori</strong></p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p>Questo documento si propone di fornire un contributo di analisi e di proposte per rendere più efficace la tutela della salute-sicurezza nei luoghi di lavoro; il documento si basa sia sull’analisi della letteratura sul tema che su anni di esperienza sul campo con &nbsp;RLS, delegati e lavoratori.</p>
<p>Le nostre proposte si richiamano alla filosofia di fondo delle Direttive Comunitarie, recepite in Italia prima dal D.lgs. 626/94 modificato in seguito dal D.lgs. 81/08, quella, cioè, di ottenere un miglioramento nella tutela della salute con la creazione nei luoghi di lavoro di una partecipazione attiva dei lavoratori ( e dei loro rappresentanti) e di un impegno di tipo sistematico e preventivo, in contrapposizione agli interventi di tipo sporadico ed &quot;ex-post&quot; (dopo che gli infortuni e i danni alla salute si siano già verificati).</p>
<p><strong>Le nostre proposte, di tipo tecnico-legislativo, si focalizzano sui seguenti aspetti: </strong></p>
<p>1. Il rafforzamento del ruolo degli Rls</p>
<p>2.La sorveglianza sanitaria</p>
<p>3.Le responsabilità dei committenti nelle situazioni di appalto</p><ol> 	<li><strong>Le proposte per il rafforzamento del ruolo degli RLS</strong></li> </ol><p>Gli RLS sono già presenti in ogni luogo di lavoro e costituiscono un esercito di potenziali “ispettori sul campo” (<u>oltre 100mila solo nelle imprese del settore privato</u>) che può coadiuvare/supportare i numeri assolutamente insufficienti degli attuali organici degli Uffici ispettivi del lavoro o delle ASL (<u>circa 3mila in totale</u>). Essi non costituiscono un costo per la collettività e possono operare in tutti i luoghi di lavoro del nostro Paese; ma a questo “esercito” bisogna fornire strumenti adeguati per svolgere in modo efficace la loro funzione di rappresentanza e tutela della salute dei lavoratori.</p>
<p>Nel D.lgs. 81/08 si rileva una sfasatura rilevante tra le funzioni attribuite agli RLS dal punto di vista formale e le risorse reali che gli vengono concesse; un RLS, infatti, dovrebbe rappresentare e tutelare la salute di centinaia di lavoratori con le competenze acquisite in un corso di formazione di sole 32 ore e con poche decine di ore di permessi all'anno. La “sfasatura” tra funzioni formali e risorse reali ha reso quasi nullo il contributo potenziale degli RLS sulla tutela della salute.</p>
<p>Le leggi si limitano a fissare delle soglie minime di risorse per gli RLS e rimandano alla contrattazione collettiva per la definizione di eventuali miglioramenti; ma la contrattazione, dall’accordo interconfederale del 1995 al patto per la fabbrica del 2018, ha sostanzialmente confermato i parametri minimi legislativi.</p>
<p>&nbsp;Le nostre proposte si focalizzano, pertanto, sulla necessità di un intervento tecnico-legislativo per modificare-incrementare questi parametri di soglia minima previsti attualmente e ridurre la&nbsp; “sfasatura” tra funzioni formali e risorse reali degli RLS.</p>
<p><strong>Come potenziare il ruolo degli RLS e dei lavoratori</strong></p>
<p><u>Per incidere sulle carenze rilevanti descritte si potrebbero fare i seguenti interventi ( con le modifiche ai relativi articoli &nbsp;del Dlgs 81/08) : </u></p>
<p><u>A. Aumento del numero degli RLS</u></p>
<p>Il Dlgs 81/08, all’art. 47 comma 7, prevede un numero minimo di RLS rispetto alle dimensioni delle imprese:1 RLS nelle imprese fino a 200 lavoratori; 3 RLS tra 200-1.000; 6 RLS oltre i mille lavoratori. La nostra proposta prevede, per permettere una verifica efficace sulle misure di prevenzione adottate dai datori di lavoro, un aumento significativo della soglia minima del numero di RLS:1 RLS nelle imprese fino a 50 addetti; 2 RLS tra 50-100 addetti; 3 RLS tra 100-200 addetti;1 RLS ogni 100 addetti per le imprese di oltre 200 lavoratori ( in un’azienda di 1000 addetti, ad esempio, ci dovrebbero essere almeno 10 RLS).</p>
<p><u>B. Formazione degli RLS </u></p>
<p>Per garantire l’acquisizione di conoscenze e competenze adeguate per gli RLS:</p><ul> 	<li>Aumento significativo (almeno il doppio) delle ore di formazione, sia iniziali che per l'aggiornamento annuale, per permettere agli RLS di acquisire le conoscenze-competenze adeguate;</li> 	<li>gli RLS devono essere liberi di scegliere i corsi da effettuare in aggiunta a quelli di base previsti dalla legge; i costi di questi corsi sono sempre a carico del datore di lavoro.</li> </ul><p><u>C. Ruolo degli RLS rispetto alla&nbsp; valutazione dei rischi e le misure di prevenzione-protezione:</u></p>
<p>Per garantire un ruolo efficace degli RLS sul sistema della salute-sicurezza del lavoro:</p><ul> 	<li>il datore di lavoro deve essere obbligato a coinvolgere gli RLS, con preavviso di almeno 5 giorni, sia nella fase di rilevazione dei dati per la valutazione dei rischi che nella definizione, e programmazione, delle misure di prevenzione-protezione;</li> 	<li>il datore di lavoro deve consegnare agli RLS, senza necessità di una loro richiesta, una copia del DVR e dei dati su cui si basa;</li> 	<li>&nbsp;gli RLS, nel rispetto dei dati aziendali sensibili, devono avere il diritto di far analizzare il DVR da esperti di propria fiducia e richiedere, in caso di dubbi, la possibilità di un loro intervento per una rilevazione diretta dei dati necessari per la valutazione dei rischi. Il datore di lavoro riconoscerà piena agibilità in azienda agli esperti richiesti dagli RLS.</li> 	<li>Per un maggiore coinvolgimento dei lavoratori e delegati sindacali: il DVR può essere richiesto anche dai delegati sindacali; i lavoratori, inoltre, devono avere il diritto di richiedere la parte del DVR relativa ai rischi della propria postazione di lavoro.</li> </ul><p><u>D. Permessi ed accesso ai luoghi di lavoro degli RLS:</u></p>
<p>Per garantire agli RLS il tempo e gli spazi di agibilità adeguate per verificare la qualità delle misure di prevenzione attuate dal datore di lavoro:</p><ul> 	<li>aumento del monte ore annuale, almeno il doppio di quello attuale, per permettere agli RLS di interagire con i lavoratori e rilevare i dati necessari per la valutazione dei rischi. Gli RLS hanno il diritto di usare il monte ore solo per effettuare i sopralluoghi in azienda decisi volontariamente; il tempo impiegato per altre attività non rientra nel monte ore RLS ed è a carico del datore di lavoro;</li> 	<li>accesso ai luoghi di lavoro: il datore di lavoro non può opporsi, ad eccezione dei casi in cui dimostri esigenze tecnico produttive inderogabili, alla richiesta di accesso degli RLS nei luoghi di lavoro.</li> </ul><p><u>E. La riunione periodica su salute e sicurezza:</u></p>
<p>Il datore di lavoro deve fornire agli RLS, con almeno 5 giorni di preavviso, l'ordine del giorno della riunione periodica; gli RLS hanno il diritto d'integrare l'odg e di richiedere l'inserimento delle proprie segnalazioni nel verbale della riunione periodica.</p>
<p><u>F. Le ispezioni degli organi di vigilanza:</u></p>
<p>Gli RLS hanno il diritto di essere coinvolti durante le ispezioni ed avere copia del verbale rilasciato dagli organi di vigilanza</p>
<p><u>G. Potere di verifica degli Rls nelle situazioni di appalto</u></p>
<p>Gli Rls delle aziende committenti, nel caso siano presenti aziende in appalto nel proprio sito produttivo, hanno il potere di verifica solo sui rischi d’interferenza che si possono creare tra i lavoratori delle aziende del sito. L’ampliamento del potere di verifica degli Rls su tutti gli aspetti relativi alla salute-sicurezza delle aziende in appalto, avrebbe un effetto rilevante per la tutela della salute-sicurezza dei lavoratori delle imprese in appalto.</p>
<p>Si propone al riguardo di aggiungere, al comma 1 dell’art. 50 del Dlgs 81/08, la lettera P con il seguente testo:” <em>Gli Rls delle aziende committenti esercitano, anche nelle imprese in appalto che operano nel proprio sito produttivo, le attribuzioni-poteri previsti dalle lettere (a-e-h-m-n) del comma 1 dell’art. 50 del Dlgs 81/08</em>”.</p>
<p><u>H. Per rafforzare il potere di denuncia delle situazioni di rischio da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti:</u></p>
<p>Introduzione nel D.lgs. 81/08 dell'articolo 20-bis; articolo che definisce una <strong>procedura d'urgenza per la verifica ed il rispetto delle prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro</strong>.&nbsp; Questa procedura definisce che, in caso di preventiva verifica di mancata attuazione da parte del datore di lavoro degli adempimenti a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, gli RLS ( gli organismi territoriali delle organizzazioni sindacali nazionali, le rappresentanze sindacali aziendali e le Rsu) possono ricorrere al giudice del lavoro, con la procedura d'urgenza di cui all'art. 28 della legge 300/70, perché ne ordini l'immediata applicazione e disponga specifiche modalità per la loro attuazione.&nbsp; Laddove il giudice riconosca la fondatezza della domanda proposta, intima al datore di lavoro l'immediata rimozione del pericolo o l'attuazione degli adempimenti non rispettati e delle prescritte modalità ed i relativi termini per l’adempimento.</p>
<p><strong>2. La sorveglianza sanitaria </strong></p>
<p>La sorveglianza sanitaria, come la valutazione dei rischi (VR), ha un ruolo fondamentale per la tutela della salute nei luoghi di lavoro; se la VR, infatti, si propone di valutare i rischi per prevenirli (evitare che si verifichino), la funzione del medico del lavoro è quella di monitorare &quot;a valle&quot; se, nonostante le misure di prevenzione, ci sono degli effetti negativi sulla salute di lavoratrici e lavoratori.</p>
<p>Considerata la rilevanza della sorveglianza sanitaria è fondamentale la garanzia di obiettività ed indipendenza della figura del medico competente. Tuttavia l’integrità professionale dei medici competenti può essere&nbsp; compromessa dal fatto che sono retribuiti direttamente dalle imprese e a queste rispondono; nelle grandi imprese questo aspetto è ancora più critico perché un unico committente eroga quasi il 100% del compenso del medico.</p>
<p><strong>Le proposte sulla sorveglianza sanitaria</strong></p>
<p>Per incidere sulle carenze rilevanti relative a questo aspetto si potrebbero fare i seguenti interventi:</p><ul> 	<li>rendere i medici del lavoro indipendenti dalle imprese; si potrebbe creare, ad esempio, un fondo pubblico, finanziato dai datori di lavoro, per retribuire i medici del lavoro;</li> 	<li>rendere obbligatoria, per il datore di lavoro, la ricollocazione dei lavoratori RCL (a ridotta capacità lavorativa) in una mansione idonea al loro stato di salute (modifiche all'articolo 42 coma 1 del D.lgs. 81/08);</li> 	<li>Definire meglio l’obbligo del medico competente di effettuare immediatamente la denuncia di malattia professionale. Questa misura avrebbe l’effetto di aumentare il numero di denunce di malattia professionale e, al contempo, di avere un quadro più realistico dei danni alla salute provocati dalle carenze di misure di prevenzione adeguate nei luoghi di lavoro.</li> </ul><p><strong>3. </strong><strong>Ripensare il sistema degli appalti e la responsabilità del committente </strong></p>
<p>La tendenza sempre più diffusa, da parte delle imprese, a dare in appalto alcune fasi del proprio ciclo produttivo, per aggirare i diritti dei lavoratori e imporre basse retribuzioni, provoca una riduzione rilevante del livello di tutela della salute per i lavoratori delle imprese appaltatrici. I lavoratori di queste aziende, oltre al fatto di essere più ricattabili per la tipologia di rapporto di lavoro, sono costretti spesso ad effettuare le attività più rischiose. Fino a quando non si tornerà a considerare il lavoro in appalto come una anomalia, accettabile solo a partire da precise circostanze ed esigenze organizzative, che vanno opportunamente definite e perimetrate, continueremo a soffrire gli effetti di questo sistema. Al centro dell’attenzione va posta la Legge Biagi, D.lgs. 276 del 2003 che sta all’origine della liberalizzazione degli appalti e delle successive modifiche che sono andate tutte nella medesima direzione.</p>
<p>Relativamente al solo aspetto della responsabilità del committente va segnalato che nell'articolo relativo ai contratti d'appalto (art 26 del D.lgs. 81/08) si definisce solo l'obbligo per il datore di lavoro di effettuare, in collaborazione con il datore di lavoro dell'azienda appaltatrice, il documento unico per la valutazione dei rischi da interferenza (DUVRI). Nel comma 3 dell'art 26 si specifica chiaramente che le responsabilità del datore di lavoro dell'azienda committente <em>“non si applicano [rispetto] ai rischi specifici propri [dei lavoratori] delle</em> <em>attività delle imprese appaltatrici...&quot;.</em></p>
<p>Per garantire una maggiore tutela della salute dei lavoratori, è fondamentale definire degli obblighi precisi di verifica, con conseguente responsabilità, del datore di lavoro dell'azienda committente, in aggiunta ai cosiddetti rischi di interferenza e della conformità dell'azienda appaltatrice rispetto alle norme per la tutela della salute-sicurezza.</p>
<p><strong>4.Conclusioni</strong></p>
<p>Usb, consapevole del fatto che il problema della tutela della salute nei luoghi di lavoro può essere risolto solo con un cambiamento radicale a livello economico-sociale, con queste proposte vuole fornire un contributo per passare dalle parole ai fatti; dalla sfera della denuncia all’azione concreta contro infortuni e malattie professionali.</p>
<p>Usb si propone, in sintesi,&nbsp; di raggiungere questo obiettivo&nbsp; attraverso: il rafforzamento del ruolo di lavoratrici e lavoratori (e dei loro rappresentanti) nella tutela della propria salute, la definizione di modalità efficaci per la valutazione dei rischi e la sorveglianza sanitaria; il potenziamento degli organi di vigilanza; la modifica del sistema degli appalti; la creazione di un sistema di “obblighi-sanzioni-pene” in grado di creare&nbsp; una deterrenza reale nei confronti dei datori di lavoro per&nbsp; motivarli-costringerli ad adottare delle misure di prevenzione adeguate per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 12 Aug 2025 12:58:30 +0200</pubDate>
                        <title>Salta il summit della guerra</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il &quot;Defence Summit&quot; è saltato, l'appuntamento lanciato dal Sole 24 Ore come evento-fiera delle armi: la decisione è stata presa in seguto alla &quot;evoluzione della situazione internazionale&quot;, almeno ufficialmente. Di fatto si tratta di una prima vittoria della mobilitazione contro la guerra che USB e altri soggetti politici e sociali stanno rilanciando con forza in questi mesi e che era prevista anche per quel giorno; è evidente, infatti, come le immagini del genocidio a Gaza siano incompatibili con la politica bellicista che il Governo vuole portare avanti in modo subdolo e che avrebbe attirato ulteriori contestazioni, non gestibili neanche con il nuovo pacchetto repressivo del decreto sicurezza.&nbsp;</p>
<p>Ma la lotta contro le politiche di riamo non finisce con questo rinvio in sordina del summit: le occasioni per contestare questo Governo e le sue politiche belliciste non mancheranno.&nbsp;</p>
<p>----</p>
<p>È stato annunciato dal Sole 24 Ore il primo “Defence Summit”, appuntamento programmato dal giornale di Confindustria per l’11 settembre a Roma. La sala scelta è nelle disponibilità del Comune capitolino e della Regione Lazio, dimostrando ancora una volta come gli enti territoriali, amministrati da questo o da quello schieramento politico, si riempiono la bocca della parola “pace” per poi essere pienamente coinvolti nella promozione di iniziative che vanno in direzione opposta. Era già accaduto lo scorso 15 marzo, in occasione della piazza chiamata da Michele Serra e sostenuta con 270 mila euro di fondi pubblici tramite Zétema – società in house del Campidoglio che si dovrebbe occupare di eventi culturali – così come si verificò nuovamente ad aprile con l’iniziativa analoga promossa a Bologna dal sindaco felsineo e dalla collega fiorentina, e a maggio quando Comune di Napoli e Governo hanno ben pensato di sfruttare la cornice offerta dalle celebrazioni dell’anniversario dei natali della città partenopea per ospitare un vertice NATO.</p>
<p>L’evento in calendario per l’11 settembre, dal nome roboante, cade in un periodo in cui i venti di guerra soffiano sempre più forte. Lo sanno i palestinesi, il cui genocidio continua con il consenso statunitense e il silenzio complice degli apparati europei, e di fronte al quale risultano quantomeno tardive le prime contromisure indicate da alcune cancellerie continentali, mentre lo stato terrorista di Israele si prepara all’invasione di Gaza dopo aver portato il quadrante sull’orlo di una crisi generale con i recenti attacchi all’Iran. Ma il clima di guerra si respira a tutte le latitudini: nei giorni in cui corre l’anniversario delle bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki, Trump rilancia lo schieramento dei sottomarini nucleari come contromisura per la recente decisione di Mosca di non aderire più agli obblighi imposti dal Trattato INF riguardo al principio di non proliferazione di armi nucleari e di dispiegamento di missili a corto e medio raggio, Convenzione abbandonata dagli USA già nel 2019.&nbsp;</p>
<p>In questo quadro, il sistema politico, industriale e mediatico italiano corre a indossare l’elmetto. Se infatti in primavera il governo Meloni si è subito messo a disposizione dei progetti europei di riarmo, in linea con quanto stabilito all’inizio dell’estate dalla NATO riunita all’Aja prevedendo l’aumento delle spese in campo militare fino al 5% del PIL, le opposizioni pongono i distinguo sulle forme ma non hanno intenzione di distaccarsi dal punto di fondo: occorre rafforzare l’apparato difensivo comunitario, sostenere gli sforzi per la difesa dei valori occidentali nel mondo che cambia. Così, quando a luglio nel Parlamento Europeo si è posta l’occasione di votare la sfiducia a Von Der Leyen, si sono tutti ben guardati dal togliere il sostegno a colei che nell’Unione Europea meglio incarna il bellicismo delle nostre classi dirigenti. Neanche una settimana dopo, la Commissione Europea presentava la nuova proposta per il bilancio 2028-34, nel quale l’eccezionalità dell’attuale piano Rearm EU viene assorbita destinando strutturalmente centinaia di miliardi di euro al settore bellico.&nbsp;</p>
<p>Dal canto loro, gli apparati mediatici continuano a tambur battente a costruire il contesto discorsivo dentro cui il clima di guerra viene normalizzato, cercando in tutti i modi di creare quel consenso popolare che i sondaggi ci dicono essere molto lontano: dopo la messa in scena del suprematismo europeo organizzata da La Repubblica in Piazza del Popolo, contro cui si è attivata un grande mobilitazione popolare nel marzo passato, tutte le principali testate hanno continuato ad alimentare il fuoco della spirale bellica con ancora più costanza di quanto dimostrato negli ultimi anni. Con la benedizione del ministro Crosetto, tocca oggi al Sole 24 Ore indire il primo Summit della Difesa durante il quale capi di stato maggiore e industriali si incontreranno a Roma il prossimo 11 settembre.</p>
<p>Proprio l’industria bellica si sfrega oggi le mani, e non potrebbe essere altrimenti: mentre l’economia rallenta frenata dall’accordo capestro sui dazi imposto dagli USA (particolarmente evidenti i dati relativi al secondo trimestre italiano), da sempre la conversione militare dell’apparato industriale risulta la valvola di sfogo per antonomasia per ogni sistema in crisi. Così aumentano gli investimenti nella difesa da parte delle grandi multinazionali, così aumentano le quotazioni delle aziende coinvolte più o meno direttamente nel settore. Non è un caso che proprio per aver denunciato gli interessi economici di grandi compagnie nel genocidio in corso in Palestina, Francesca Albanese è stata sanzionata dal governo statunitense. E Mattarella ancora tace.</p>
<p>Di fronte a questa costante escalation, mentre le condizioni di vita continuano a peggiorare, la maggioranza della popolazione italiana rifiuta la guerra, e alcune importanti occasioni di resistenza si mostrano nel paese: dagli studenti in mobilitazione permanente, alla capacità dimostrata dai lavoratori portuali di Genova di bloccare il traffico di armi, passando per altri piccoli e grandi episodi di resistenza, inizia a crescere la capacità di mettere in campo istanze diverse unite dal comune rifiuto allo scenario presente e futuro che vorrebbero imporci.&nbsp;</p>
<p>Il 21 giugno appena passato, a decine di migliaia abbiamo urlato il nostro No alla guerra e a ogni forma di riarmo: una rappresentazione importante di un blocco sociale composito e combattivo ha manifestato per le strade di Roma a partire da Piazza Vittorio Emanuele per indicare la necessaria strada di fuoriuscita dalla NATO e per ribadire le proprie ragioni, non inscrivibili nel perimetro del bipolarismo a cui ci vorrebbero condannare. Alla ripresa di settembre, dobbiamo farci trovare pronti e determinati, e ci organizziamo da subito affinché l’11 settembre possa essere un primo importante momento di lotta. Il festival romano “Figli della stessa rabbia” in programma per il prossimo 5-6 settembre al Circolo Arci Concetto Marchesi al Tiburtino III sarà un appuntamento utile per serrare le fila e confrontarci sul da farsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Coordinamento Disarmiamoli</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 09 Aug 2025 20:20:32 +0200</pubDate>
                        <title>USB a Messina, contro il Ponte, l&#039;economia di guerra, la devastazione dei territori, per la Palestina</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/usb-a-messina-contro-il-ponte-leconomia-di-guerra-la-devastazione-dei-territori-per-la-palestina-2024.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Non è ancora una manifestazione di popolo, ma certo che il clima politico generale e l'accelerazione data al progetto per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, hanno portato ad una partecipazione importante alla giornata di oggi. Tantissime le bandiere della Palestina, altro tema centrale nei cori dei partecipanti. Un ponte di solidarietà e di sostegno per la martoriata terra palestinese.</p>
<p>Quello che si prospetta intorno al mostruoso e inutile progetto e soprattutto al comitato d'affari trasversale che lo sostiene, è un terreno fondamentale di resistenza e ripresa per le lotte sociali, per il lavoro, i servizi e i trasporti pubblici e contro la militarizzazione della nostra società, che emerge come uno dei punti di maggiore spinta da parte del blocco politico ed economico che si sfrega le mani per la valanga spropositata di risorse che verranno sperperate in questi anni, dopo quelle che hanno arricchito in passato le borghesie parassitarie e i grandi costruttori prenditori e arraffatori di soldi pubblici.</p>
<p>Per resistere a tutto questo il livello di coscienza e partecipazione deve ancora crescere in tutto il Paese, connettersi ancora di più all'opposizione alle guerre, denunciare al suo interno le false opposizioni che oggi in disparte hanno provato a sfilare per le strade di Messina.</p>
<p>USB sostiene con forza il Moviemento no Ponte e sarà presente in questa lotta per la democrazia e i diritti di popoli e territori per un futuro diverso.</p>
<p>USB Nazionale Confederale&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 08 Aug 2025 10:36:34 +0200</pubDate>
                        <title>Presidio a Ponte Etiopia: i portuali denunciano un carico di armi e tentativi di censura</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/presidio-a-ponte-etiopia-i-portuali-denunciano-un-carico-di-armi-e-tentativi-di-censura-1040.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>È in corso dalle prime ore di questa mattina, a Ponte Etiopia, il presidio organizzato da USB Porto di Genova contro il traffico di armi e la militarizzazione del porto. La mobilitazione è scattata a seguito di un episodio gravissimo avvenuto oggi a bordo della nave Barhi Yambu, attraccata al terminal GMT e in attesa di caricare – secondo informazioni già circolate nei giorni scorsi – anche armamenti pesanti.</p>
<p>Durante un incontro tra rappresentanti sindacali e autorità, alcuni lavoratori sono saliti a bordo per verificare la situazione. La scena che si è presentata davanti ai loro occhi ha confermato nel modo più netto le preoccupazioni: la stiva era già colma come raramente accade, con sistemi d’arma completi, esplosivi e munizionamento destinati a scenari di guerra. Non un carico marginale o parziale, ma un’operazione su larga scala che dimostra il ruolo strategico del porto di Genova nella catena logistica bellica.</p>
<p>I portuali hanno documentato la situazione con foto e video, ma subito dopo è scattato il tentativo di censura. Gli ufficiali della nave hanno chiamato gli agenti della Delta, già presenti in porto, per obbligare i lavoratori a cancellare il materiale raccolto. Nonostante le pressioni e le minacce di sequestro dei dispositivi, non sono riusciti a eliminare del tutto le prove di quanto visto.</p>
<p>La protesta di oggi arriva a poche ore dall’esposto formale che USB aveva trasmesso ieri a Prefettura di Genova, Capitaneria di Porto e Autorità Portuale. Nel documento si chiedeva un intervento immediato per fermare questa e ogni altra movimentazione di esplosivi e mezzi militari destinati a teatri di guerra, specie quando – come in questo caso – vi sono forti dubbi sulla regolarità dell’operazione. Secondo le informazioni raccolte da USB, il carico della Barhi Yambu sarebbe privo della documentazione necessaria prevista dalla legge, un elemento che renderebbe ancora più urgente il blocco dell’operazione.</p>
<p>Il presidio di Ponte Etiopia è dunque una risposta diretta a questa ennesima conferma della militarizzazione del porto e della complicità di istituzioni e autorità portuali nel consentire il transito di armamenti. L’iniziativa vede la partecipazione di lavoratori, cittadini e realtà solidali, uniti dal rifiuto di trasformare le banchine di Genova in piattaforme logistiche al servizio della guerra.</p>
<p>Questa mobilitazione si inserisce nel percorso di lotta che, dopo le iniziative degli scorsi mesi nei porti e negli aeroporti, proseguirà con lo sciopero del 5 agosto al terminal PSA-GP e culminerà nell’assemblea internazionale dei portuali a settembre. L’obiettivo è chiaro: costruire un fronte ampio e determinato per fermare il traffico di armi nel Mediterraneo e rivendicare che i porti italiani siano al servizio delle comunità, non delle guerre. Mentre il governo italiano, UE e NATO portano avanti una politica di riarmo ed economia di guerra ancora una volta sono i lavoratori ad agire concretamente per fermare la macchina della guerra.&nbsp;</p>
<p>USB lo ribadisce: non lavoriamo per la guerra. Non saremo complici di traffici che alimentano conflitti e massacri.</p>
<p>USB Lavoro Privato – Categoria Operaia Nazionale dei Porti</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 01 Aug 2025 13:54:41 +0200</pubDate>
                        <title>USB al corteo No Ponte del 9 Agosto</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/usb-al-corteo-no-ponte-del-29-agosto-1357.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB parteciperà al Corteo No Ponte, che il 9 agosto attraverserà le strade di Messina.</p>
<p>Quest'anno più che mai l'appuntamento contro il cosiddetto progetto di costruzione della mega opera deve vederci numerosi e determinati.</p>
<p>Lo scenario di guerra e di sterminio nel quale siamo immersi ci parla di un modello di società tutto volto all'accumulazione legata all’economia di guerra, alla devastazione dei territori, allo sperpero della ricchezza pubblica, all’aumento del divario tra diverse aree del Paese.</p>
<p>Il Ponte sintetizza queste tendenze, ne diventa un folle simbolo, prova a nascondere quella che ormai si configura come una insanabile biforcazione. Da una parte la assurda corsa verso il baratro, dall’altro un nuovo modello di società, di sviluppo, di rapporto coi territori, del ruolo dello Stato al servizio dei cittadini e dei bisogni sociali.</p>
<p>Non è solo una questione calabro-siciliana. Il Ponte è la punta dell’iceberg di un modello economico che abbandona le periferie urbane e le aree interne, taglia i servizi essenziali, precarizza il lavoro pubblico e privato, devasta l’ambiente e militarizza le risposte sociali. È il paradigma di un’Italia in cui si trovano i miliardi per opere inutili e dannose, mentre si negano risorse per la sanità, per la scuola, per il trasporto pubblico locale, per i contratti dei lavoratori, per le case popolari.</p>
<p>Lo vediamo ovunque: dalle riforme oscene come l’autonomia differenziata alle grandi opere come la TAV, dai licenziamenti mascherati fino al ricatto degli appalti al ribasso nel sistema pubblico. È lo stesso modello che distrugge il lavoro e alimenta la povertà, mentre alimenta i profitti delle grandi imprese e dei soliti noti.</p>
<p>La manifestazione del 9 agosto deve parlare chiaro e smascherare anche le finte opposizioni: non è più tempo di complicità e di meno peggio, e questo lo sanno bene tutti quelli che vivono nelle lotte sociali, nella ricostruzione di forze giovanili capaci di pensare l’alternativa, nel sindacato che mantiene chiari i suoi obiettivi.</p>
<p>USB sarà in piazza a fianco del Movimento No Ponte e dei territori in lotta, per dire no a un progetto inutile, dannoso e pericoloso. E per ribadire che non esiste alcuna transizione possibile – né ecologica né sociale – senza giustizia, senza investimenti pubblici utili, senza una visione di Paese fondata sui diritti e non sui profitti.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 30 Jul 2025 15:36:14 +0200</pubDate>
                        <title>Sono dazi amari</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/sono-dazi-amari-1537.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>La subalternità dell'Unione europea agli Stati Uniti, plasticamente rappresentata dall'immagine sottomessa della Von der Leyen al cospetto di Trump, approda ad un accordo (se cosi può chiamarsi) che segna la totale resa dell'economia europea alle élites americane</p>
<p>Al livellamento dei dazi al 15 percento per quasi tutte le esportazioni europee (per l'acciaio e l'alluminio l'aliquota imposta a livello globale dagli Usa resta al 50 percento, mentre resterebbe aperta la partita sul settore farmaceutico) si aggiunge l'impegno UE ad acquistare armi statunitensi per la quasi totalitá del progetto &quot;Rearm Europe&quot;, ad acquistare per 750 miliardi gas e petrolio da Washington e ad investire negli States fino a 600 miliardi di dollari.<br /> Ulteriori dettagli saranno chiari nelle prossime ore ma non vi ê dubbio che siamo in presenza di una vera e propria resa alla volontà di Trump.</p>
<p>Verrebbe da dire problemi loro e di chi ha osannato le politiche dell'Unione europee tutte centrate sulla compressione salariale e sul più ottuso mercantilismo tedesco, ma non occorre la sfera di cristallo per capire che i costi di questa sottomissione al capitalismo targato a stelle e striscie, verrá fatto ricadere sulle masse popolari.</p>
<p>Il patetico tentativo della premier Meloni di edulcorare la situazione si infrange contro quella che si presenta come una vera e propria tempesta perfetta dove alla resa sui dazi si accompagna l'accordo Nato che innalza le spese militari al 5 percento del Pil e la svalutazione del dollaro.</p>
<p>Una condizione devastante e di proporzioni gigantesche all'interno della quale occorre rafforzare il legame tra l'opposizione alla guerra nelle sue varie declinazioni e la prosecuzione della battaglia per il salario e il rilancio dello Stato sociale.<br /> Questo ê ciò che ci attende per l'autunno affinché questo accordo così come tutte le politiche guerrafondaie e anti sociali diventino &quot;dazi&quot; del governo &nbsp;e dell'Unione europea.</p>
<p>USB Nazionale</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 07 Dec 2024 13:15:21 +0100</pubDate>
                        <title>Del Multiservizi e altri demoni: appalti e lavoro povero al centro dello sciopero generale del 13 dicembre.</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/del-multiservizi-e-altri-demoni-appalti-e-lavoro-povero-al-centro-dello-sciopero-generale-del-13-dicembre-1319.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Quando citiamo il CCNL Multiservizi è sempre complesso definirne un confine chiaro: nato in favore delle aziende di pulizia e piccole manutenzioni, questo contratto si è diffuso in moltissimi settori e si è allargato a macchia d’olio, in una giungla di concorrenza fatta di appalti a ribasso e controlli inesistenti con il preciso obiettivo di ridurre al minimo il costo del lavoro.</p>
<p>I luoghi dove viene applicato, come detto, sono frammentati, così come i lavoratori presenti nello stesso luogo di lavoro: si appartiene ad appalti diversi, si hanno spesso differenti datori di lavoro e mansioni.<br /> Non ci si riconosce come corpo unico, non si costruiscono le rivendicazioni comuni. I settori di applicazione sono molteplici e investono tanto il privato quanto il pubblico. Un esempio lampante della funzione di questo contratto nel privato può trovarsi nella vertenza delle lavoratrici in appalto della Ferrero addette al confezionamento che dopo anni di contratti pirati provinciali si sono viste riconoscere il CCNL Multiservizi al posto del CCNL Alimentari industria, ecco come si esprime la volontà di fare profitto sul costo della mano d’opera in un’azienda che nel 2023 ha prodotto 17 miliardi di fatturato, con una crescita del 20,7%.</p>
<p>Eppure quello citato non è un caso estremo o isolato, anzi restituisce una fotografia della funzione rivestita da questo contratto in termini di politiche salariali che in breve tempo ha fatto scomparire anche le forme più atipiche del lavoro, non più necessarie di fronte a un contratto legale così povero. Chi ne ha colto i benefici immediati è stato infatti anche il comparto pubblico, dove Il taglio alla spesa è avvenuto con il blocco del turn over da parte della P.A. e l’esternalizzazione di servizi pubblici una volta in capo alle stesse amministrazioni; oggi gli addetti a cui viene applicato i CCNL Multiservizi sono 600.000 e i settori pubblici dove è maggiormente applicato sono sanità, scuola, ricerca, beni culturali, igiene ambientale, turismo.</p>
<p>Oggi il CCNL Multiservizi è l’esempio lampante di una vera e propria legalizzazione dello sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici e rappresenta in maniera plastica l’unione d’intenti tra Privato, pubblico e sindacati confederali CGIL, CISL e UIL: tenere basso il costo del lavoro e utilizzare la contrattazione nazionale come un dispositivo di servitù all’esigenze economiche tanto dei datori di lavoro per il profitto quanto dell’economia di guerra per agevolare esternalizzazioni e tagli.</p>
<p>Forse se di “rivolta sociale” si vuole parlare sarebbe sufficiente dare segnali meno retorici ma chiari ai lavoratori e alle lavoratrici, come togliere le firme da questi contratti che affamano e rendono il lavoro povero.</p>
<p>Uscire dalla giungla del lavoro sottopagato è possibile e necessario, come stanno dimostrando sempre più lavoratori che si organizzano e scelgono di lottare per il miglioramento delle loro condizioni e che hanno come fronte comune imprescindibile adeguamenti salariali e re - internalizzazione, verso la scadenza contrattuale del 31/12/24. Il continuo aumento della povertà e il definitivo affossamento da parte della politica del salario minimo, fanno emergere ancora di più il tema del lavoro povero che sarà al centro dello sciopero generale del 13 dicembre insieme a quello del contrasto all’economia di guerra; uno sciopero che non accetta compromessi con chi ha fatto della contrattazione nazionale un dispositivo di impoverimento del lavoro e ne individua con chiarezza i responsabili.</p>
<p>USB Nazionale</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 04 Dec 2024 12:04:22 +0100</pubDate>
                        <title>Luigi Spera è libero</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/luigi-spera-e-libero-1209.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Spera è libero, dopo otto mesi nel carcere di Alessandria l’udienza del Tribunale del Riesame ne ha finalmente disposto la liberazione. Una detenzione ingiusta, con accuse spropositate.Luigi è un vigile del fuoco, iscritto ad USB: condividiamo ed appoggiamo la sua lotta contro la guerra ed il sistema militare industriale, a lui va tutta la nostra solidarietà ed il rinnovato appoggio nei mesi a venire.<br /> Nelle prossime ore ci riproponiamo di tornare sulla sua vicenda, in particolare in un periodo storico in cui i venti di guerra soffiano sempre più forti e serve ancora una volta ribadire: abbassate le armi, alzate i salari.</p>
<p>USB Nazionale</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 19 Jan 2024 12:25:55 +0100</pubDate>
                        <title>Proposta di modifica: congedo parentale</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/proposta-di-modifica-congedo-parentale-1230.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Proposta di integrazione comma 2 articolo 4 Legge 53/2000</strong></p>
<p>La proposta di modificare la Legge 53/2000 nasce dalla esigenza che molte lavoratrici e lavoratori ci hanno posto in occasione di Assemblee sindacali ma anche di incontri con i nostri delegati in luoghi di lavoro pubblici e privati, questa è la premessa che ho fatto anche&nbsp; durante il mio intervento&nbsp; durante l’ultima seduta della Commissione Politiche Economiche ed attività produttive tenuta lo scorso 29 Novembre a Palazzo Lubin.</p>
<p>Se un figlio minore necessita di ricovero ospedaliero ci si trova ad affrontare una situazione difficile non solo da punto di vista medico e psicologico del figlio e dei genitori ma anche dal punto di vista materiale. Infatti non è prevista alcuna norma che attualmente consenta ad uno dei genitori di assistere il figlio minore senza decurtazione della retribuzione, della anzianità contributiva e delle ferie, unica possibilità il congedo ordinario oppure il congedo retribuito solo al 30%.</p>
<p>E’ evidente che un genitore mai e poi mai lascerebbe il figlio minore da solo in ospedale, di conseguenza cercare di consentire almeno una tranquillità materiale aiuterebbe moltissimo.</p>
<p>Ultima considerazione: ci stiamo riferendo a ricoveri per patologie importanti, tra cui quelle oncologiche, per trapianti, per malattie rare etc, ricoveri che di conseguenza portano con sé una condizione familiare complessivamente grave.</p>
<p><strong>PROPOSTA MODIFICA CONGEDO PARENTALE </strong></p>
<p><strong>Art. 4 Legge 53/2000 e D.M. 21 Luglio 2000 n.278</strong></p>
<p><strong>Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’art. 4 della Legge 53/2000, concernente congedi per eventi e cause particolari.</strong></p>
<p><strong>Comma 2 </strong>I dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati possono richiedere, per gravi e documentati motivi familiari, fra i quali le patologie individuate ai sensi del comma 4, un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni,</p>
<p>Durante tale periodo il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa. Il congedo non è computato nell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali; il lavoratore può procedere al riscatto, ovvero al versamento dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della prosecuzione volontaria.</p>
<p><strong>Alla fine del comma aggiungere</strong>:</p>
<p>I genitori, dipendenti di datori di lavoro pubblici e privati, in caso di ricovero ospedaliero di un figlio minore hanno diritto, in modo alternativo, ad usufruire di un congedo straordinario retribuito; i giorni utilizzati per questo congedo sono considerati come quelli trascorsi effettivamente in servizio.</p>
<p>Roma 4/12/2023&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Consigliere USB&nbsp;Paola Palmieri</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 19 Jan 2024 12:22:37 +0100</pubDate>
                        <title>Riflessioni sul Programma lavoro XI Consiliatura.</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/riflessioni-sul-programma-lavoro-xi-consiliatura-1225.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con molta attenzione le Linee Programmatiche presentate dalla Presidenza.</p>
<p>Ritengo importanti molti dei tempi contenuti nel documento in particolare la questione salariale ed il tema del lavoro povero che Usb ha affrontato da tempo e che per ragionamento politico ed anche concreto definisce “lavoro sottopagato”.</p>
<p><strong>La questione salariale</strong> è, a nostro avviso, la vera emergenza di questo Paese e la volontà del Cnel di lavorare per arrivare a realizzare un monitoraggio costante ed approfondito su questo metterà a disposizione delle istituzioni, della politica e naturalmente delle forze sociali elementi concreti ed importanti anche in considerazione di quanto contenuto nella Direttiva 2022/2041; certamente rimaniamo convinti che l’introduzione di un salario minimo legale avrebbe affrontato almeno in parte l’emergenza salariale; condividiamo l’importanza del patrimonio costituito dall’Archivio Nazionale Contratti che dovrà essere utilizzato e studiato ancora più approfonditamente.</p>
<p><strong>La salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, </strong>è una gravissima, spaventosa e inaccettabile realtà; da Gennaio ad oggi ci sono stati 900 lavoratori morti mentre erano al lavoro, a settembre sono morti 4 lavoratori ogni giorno.</p>
<p>&nbsp;Ogni anno in Italia si registrano 700.000 infortuni anche gravi.</p>
<p>Usb ha lanciato una raccolta firme su una Legge di Iniziativa Popolare per l’introduzione del reato di omicidio e lesioni gravi e gravissime sul lavoro.</p>
<p>Riteniamo assolutamente necessario ed importante che il Cnel affronti questa emergenza utilizzando i dati Inail, utilizzando le informative che potrebbero essere fornite dalle Direzioni Territoriali del Lavoro e quelle dalle Aziende Sanitarie Locali.</p>
<p>Siamo convinti che esiste un legame fortissimo tra l’assenza di sicurezza e la condizione dei lavoratori in appalto e sub appalto, basta pensare alla strage avvenuta a Brandizzo a Settembre.</p>
<p>C’è una drammatica ma evidente sovrapposizione tra lavoro in appalto e subappalto, lavoro sottopagato , lavoro precario e discontinuo e morti sul lavoro.</p>
<p>Pensiamo che sarebbe necessario avviare al Cnel&nbsp; un percorso che possa arrivare a proporre un aumento del numero degli RLS in proporzione agli addetti ma anche un potenziamento della loro funzione per arrivare a costruire almeno una parte della rete di sicurezza.</p>
<p><strong>Lavoro femminile e lavoro precario</strong></p>
<p>Con lo sblocco dei licenziamenti Dicembre 2021 le lavoratrici licenziate sono state quasi un milione; ci riferiamo ai settori del lavoro sottopagato quali il commercio e il pulimento dove la precarietà è la condizione prioritaria anche in relazione al “sistema delle cooperative” che agisce non solo in questi due settori ma nel settore della Logistica dove è l’unico sistema esistente.</p>
<p>Un milione di donne licenziate è un fatto gravissimo, è la rappresentazione reale della condizione del lavoro delle donne nel nostro Paese, contratti a tempo determinato prorogati innumerevoli volte, lavoro per il solo week end, lavoro in sostituzione di lavoratori in malattie lunghe, licenziamenti per maternità, senza contare le dimissioni volontarie per le lavoratrici madri per impossibilità ad organizzarsi con i nidi o le scuole materne.</p>
<p>Un quadro desolante che però deve essere affrontato anche attraverso il rapporto con le Autonomie Locali e con le Aziende; abbiamo nel nostro Paese esempi “virtuosi” alla GD di Bologna o la Leonardo a Roma le aziende hanno organizzato Nidi&nbsp; aziendali con investimenti importanti, certo si tratta di esempi rarissimi.</p>
<p>La disoccupazione femminile andrebbe indagata in profondità così come la precarietà che non riguarda solo le donne, l’Inps ha elaborato i numeri delle prestazioni temporanee – mobilità, disoccupazioni, cassaintegrazioni - &nbsp;&nbsp;il numero delle ore di cassaintegrazione è notevolmente diminuito a conferma che si fanno licenziamenti a differenza del passato; &nbsp;il&nbsp; part time involontario altro strumento che viene usato in modo sistematico dal sistema delle cooperative dove si associa ad un abbassamento vergognoso dei diritti dei lavoratori.</p>
<p>Ancora l’utilizzo della condizione di Tirocinanti, faccio un esempio piccolo ma rappresentativo : in Calabria da 15 anni ci sono quasi 10.000 Tirocinanti, lavoratori sostenuti da un contributo regionale di circa 400 euro impegnati in funzioni centrali della P.A. nei Comuni dove sono occupati in funzione di Polizia Locale con tutti gli strumenti a disposizione comprese le sanzioni per violazione del Codice Stradale, oppure in funzione di Ufficiale di Anagrafe compreso il rilascio di documenti di riconoscimento, oppure in funzione di cancellieri anche presso i Tribunali e addirittura negli archivi della Dia sempre in Calabria, alcuni altri sono stati utilizzati nel Ministeri Bani Culturali; insomma un quadro preoccupante di cui poche istituzioni conoscono la reale portata; quadro preoccupante perché un lavoratore precario e senza prospettive non può avere lo stesso approccio che avrebbe se avesse un contratto a tempo indeterminato: possiamo immaginare anche la possibilità che questi lavoratori possano essere oggetto di pressioni proprio perchè in una condizione di precarietà.</p>
<p>Da sottolineare che nessuna istituzione centrale era a conoscenza della situazione sopra citata.</p>
<p>Devo dire per chiarezza che passaggi importanti sono stati fatti con l’impegno del Ministero della Pubblica Amministrazione del Governo Draghi, sono stati banditi concorsi e per i Tirocinanti impegnati nei Ministeri e nella Scuola si sta avviando un percorso almeno di contrattualizzazione.</p>
<p><em>Il Cnel proprio perché vuole e può avere&nbsp; avere&nbsp; una funzione rinnovata e quindi&nbsp; centrale,&nbsp; credo debba operare per arrivare ad avere piena conoscenza &nbsp;della situazione dell’occupazione nel nostro paese: numeri, forme di lavoro, suddivisione per età, per genere, per collocazione territoriale, contratti di lavoro applicati, misure di sicurezza adottate e numeri Rappresentanti sicurezza per arrivare ad avere un quadro esattamente corrispondente alla realtà sulla quale poi costruire un documento complessivo di lavoro.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Roma 23/10/2023&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Paola Palmieri -&nbsp;Confederazione Usb</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 16 Jan 2024 16:17:25 +0100</pubDate>
                        <title> Dichiarazione USB nell’assemblea plenaria CNEL 12 ottobre 2023, sulla necessità del salario minimo </title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/dichiarazione-usb-nellassemblea-plenaria-cnel-12-ottobre-2023-sulla-necessita-del-salario-minimo-1620.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La USB è stata l’unica Confederazione sindacale&nbsp; che -&nbsp; già dal 2019 -&nbsp;&nbsp; ha&nbsp; sostenuto&nbsp; la necessità di una legge che istituisse il salario minimo orario una parte&nbsp; della soluzione al lavoro sottopagato, convenendo seppur non completamente, con la proposta&nbsp; avanzata d’allora&nbsp; Ministro del lavoro Catalfo, non solo,&nbsp; Usb&nbsp; ha avviato da Luglio scorso la&nbsp; raccolta di 50.000 firme tuttora in corso, in calce ad una proposta di legge di iniziativa popolare avente ad oggetto proprio l’istituzione per legge del salario minimo proposta che abbiamo allegato alla nostra nota e consegnata alla Commissione Informazione.</p>
<p>È quindi evidente che le conclusioni a cui è arrivata la Commissione e che oggi viene posta alla valutazione della Plenaria non è per la USB condivisibile proprio perché sostanzialmente nega quanto invece da noi sempre sostenuto, e cioè che la introduzione del salario minimo debba intervenire per via legislativa.</p>
<p>Coerentemente quindi annunciamo il voto contrario della componente USB al documento oggi posto in votazione nell’Assemblea Plenaria del CNEL.</p>
<p>E’ comunque apprezzabile l’intento del documento di porre all’attenzione del Parlamento e del Governo alcuni temi su cui aprire un confronto e giungere a necessari interventi tra cui ci sembra rilevante quello sugli effetti dell’attuale normativa su appalti e sub appalti&nbsp; che sicuramente non va nella direzione di garantire trasparenza su lavoro e salari di qualità; quello sul&nbsp;&nbsp; lavoro autonomo fittizio infine la necessità di avviare finalmente un confronto su rappresentanza e rappresentatività,&nbsp; temi cui la USB da sempre dedica molta attenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 12/10/2023</p>
<p>Paola Palmieri</p>
<p>Confederazione USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 16 Jan 2024 14:58:10 +0100</pubDate>
                        <title>Note di contrasto al lavoro sottopagato</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/note-di-contrasto-al-lavoro-sottopagato-1509.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni in Italia negli ultimi trent’anni è fenomeno ampiamente rilevato da enti e istituti nazionali e internazionali.</p>
<p>Si tratta di un dato che si inserisce in un contesto internazionale, e in particolare europeo, contraddistinto dal riaccendersi dell’inflazione causata in particolare dall’aumento dei prezzi energetici. La sofferenza delle retribuzioni in Italia, però, non è un dato esclusivamente congiunturale ma ha un’origine molto più antica e contraddistingue la dinamica salariale nazionale rispetto al resto dei paesi Ocse.</p>
<p><a  name="_Hlk146182981">L'Istat <em>&nbsp;&nbsp;</em>nel rapporto annuale<em>, “indica che, tra il 2013 e il 2022, la crescita totale delle retribuzioni lorde annue per dipendente in Italia è stata del 12%, circa la metà della media europea; </em></a><em>in Italia inoltre la &quot;trappola della povertà&quot; è più intensa che nella maggior parte dei paesi dell'Unione europea e sta aumentando più che altrove, a confronto con il 2011.”</em></p>
<p>A provocare questa condizione hanno concorso diversi fattori tra i quali segnaliamo sinteticamente:</p>
<p>a) la frammentazione del sistema produttivo e la riduzione del peso delle grandi aziende;</p>
<p>b) una forte diminuzione del peso dell’economia pubblica;</p>
<p>c) processi di fortissima esternalizzazione e utilizzo spregiudicato del sistema degli appalti e subappalti in moltissimi settori, compresa la Pubblica Amministrazione;</p>
<p>d) l’introduzione di un’ampia diversificazione di modelli contrattuali che hanno incentivato la flessibilità nell’utilizzo della forza lavoro e permesso l’introduzione di una lunga lista di contratti cosiddetti non standard o atipici.</p>
<p>&nbsp;A coronamento di questa condizione sono anche intervenuti gli accordi interconfederali, a cominciare da quello del 1993 con l’introduzione della “ moderazione salariale” e successivamente &nbsp;con un accordo nel quale si è agganciata la dinamica salariale (e contrattuale) a indici inflattivi depurati, sancendo di fatto una progressiva e inevitabile perdita di potere d’acquisto dei salari.</p>
<p>A questi fattori si sono poi aggiunte diverse altre distorsioni come i mancati rinnovi contrattuali nonché la tendenza crescente ad intervenire sulla parte variabile del salario, lasciando inalterata la paga base e facendo affidamento, per la dinamica salariale, sulla contrattazione di secondo livello, che però copre una quota molto limitata del sistema produttivo.</p>
<p>Intervenire a contrasto di questo fenomeno comporta l’utilizzo di un insieme di misure, giacché non è pensabile che un solo strumento possa consentire l’inversione di una tendenza che riguarda l’insieme del mondo del lavoro.</p>
<p>cancellando il part-time involontario; riducendo drasticamente la percentuale di contratti a tempo determinato sul totale degli occupati, introducendo causali rigide per la loro attivazione – in alcuni settori del lavoro privato i contratti a TD arrivano al 40% del totale occupati, mentre nel P.I. il TD può essere rinnovato per tre anni senza causale - introducendo sistemi di controllo e sanzioni alle aziende che non rispettano i minimi stabiliti per legge e praticano discriminazioni salariali sulla base del genere, della razza e dell’età anagrafica.</p>
<p>Agganciando il salario minimo ad un meccanismo di rivalutazione annuale in base a rilevatori efficaci dell’andamento dei prezzi al consumo (IPCA non depurato), consentirebbe di introdurre nel sistema salariale nazionale un sistema di protezione delle retribuzioni che oggi non esiste.</p>
<p><strong>Una volta c’era la scala mobile</strong></p>
<p>Secondo l’European Trade Union Institute gli stipendi in Italia sono oggi più bassi di 10 anni fa: dal 2009 al 2019 si sarebbero ridotti complessivamente del 2% tenendo conto dell’inflazione.</p>
<p>&nbsp;Secondo la grammatica economica neoliberale, maggiore flessibilità e minori salari, assieme ad un forte contenimento dell’inflazione, avrebbero dovuto aumentare l’occupazione e favorire la “crescita”: oggi sappiamo che le cose non sono andate così e quel modello neoliberale ha solo generato lavoro povero, abbassato la domanda interna, acuito le disuguaglianze economiche e sociali.</p>
<p>&nbsp;Non c’è stata né crescita né rilancio dell’occupazione nonostante i salari abbiano continuato a perdere terreno e la flessibilità abbia raggiunto il top. A incidere sul nostro potere d’acquisto sono stati, per esempio, i forti rincari subiti dalle tariffe dell’acqua, dei rifiuti, dei pedaggi autostradali e dei parcheggi, dei trasporti ferroviari, dei sevizi postali, dei trasporti urbani, dei taxi e dell’energia elettrica. Per non parlare poi dei costi per la salute, l’istruzione, i servizi sociali e gli affitti delle case.</p>
<p>C’era una volta la scala mobile, un sistema di indicizzazione dei salari, che consentiva di riadeguare periodicamente le retribuzioni in base all’andamento del costo della vita, valutato sulla base di un paniere di beni e servizi essenziali.</p>
<p>La tesi che si sostenne all’epoca per cancellare la scala mobile, era il 1985, argomentava che l’aumento periodico dei salari spingeva in alto l’inflazione e che se si voleva fermare la spirale bisognava fermare i salari, abolendo la scala mobile.</p>
<p>I fatti hanno dimostrato che lo stop ai salari ha contribuito ad una concentrazione della ricchezza verso l’alto, togliendo risorse ai lavoratori a favore delle imprese, delle banche, dei top manager, arricchendo così chi già era ricco ed impoverendo i gruppi sociali alla base della piramide sociale.</p>
<p>L’introduzione di un salario minimo per legge, superiore ai minimi tabellari di una fetta significativa di contratti, rappresenterebbe una parziale inversione di tendenza. Ma è indispensabile che questa misura sia legata ad un nuovo sistema di indicizzazione automatico, che faccia scattare gli aumenti periodicamente, in relazione all’aumento dei costi vitali.</p>
<p><strong>Introdurre un salario minimo legale</strong></p>
<p>L’USB sostiene da anni la necessità di introdurre un salario minimo per legge, cioè una soglia al di sotto della quale la paga oraria venga considerata illegale.</p>
<p>&nbsp;Come rilevato dall’ISTAT nel rapporto 2022 riferito al 2019 sono più di 5milioni i lavoratori con un salario minimo inferiore a 10 euro l’ora, sarebbero questi lavoratori a riceverne un beneficio immediato e diretto.</p>
<p>L’introduzione del salario minimo, tuttavia, non va considerata una misura di esclusivo sostegno alle categorie con minimi tabellari inferiori ai 10 euro orari, ma come fattore di spinta in avanti verso l’insieme delle retribuzioni.</p>
<p>&nbsp;La stessa legge dovrebbe prevedere un rapido adeguamento di tutti i CCNL alla soglia stabilita, producendo un effetto incentivante a mettere in moto la dinamica negoziale tra le parti.</p>
<p>Inoltre, questo adeguamento salariale delle categorie oggi maggiormente in difficoltà darebbe una spinta ad alzare i livelli retributivi anche nelle categorie con minimi già al di sopra della soglia.</p>
<p>Il salario minimo per legge non è una misura di scoraggiamento della contrattazione collettiva. Esperienze di altri paesi, come la Germania, dimostrano esattamente il contrario.</p>
<p><strong>Una legge sulla Rappresentanza Sindacale</strong></p>
<p>Definire una Legge sulla Rappresentanza sindacale è necessario.</p>
<p>La USB rivendica da tanti anni la necessità di introdurre una legge sulla rappresentanza sindacale che assicuri a tutti i lavoratori alcuni diritti fondamentali, tra cui certamente quello di poter eleggere le proprie Rappresentanze Unitarie (RSU).</p>
<p>&nbsp;La base di riferimento potrebbe essere quella della legge che da oltre 20 anni vige per i lavoratori del Pubblico Impiego, sia pure con le opportune modifiche che tengano conto di una serie di particolarità che contraddistinguono i diversi settori.</p>
<p>Quando si sostiene la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva occorre tenere presente che in molti settori essa è puramente formale e non è riuscita a difendere il potere d’acquisto dei salari.</p>
<p>Soprattutto nei settori più frammentati, che sono poi quelli che soffrono le retribuzioni più basse, i rinnovi contrattuali non sono mai il frutto di un’autentica dinamica negoziale nella quale i lavoratori abbiano avuto la possibilità di partecipare ed esprimere la propria opinione.</p>
<p>Introdurre in tutti i settori del lavoro il diritto a poter eleggere le rappresentanze sindacali e quindi partecipare alle delegazioni trattanti avrebbe il merito di sostenere tutto il processo negoziale e produrre un effettivo rafforzamento della contrattazione.</p>
<p>Una legge sulla rappresentanza sindacale risponderebbe poi a molte altre necessità, non ultima quella di riconoscere la rappresentatività alle organizzazioni sindacali sulla base di dati oggettivi (per esempio numero iscritti e risultati elettorali).</p>
<p>Ma, in questo contesto, ci limitiamo a segnalare il ruolo che potrebbe svolgere nel rafforzamento della contrattazione, una legge che allarghi gli spazi di democrazia a milioni di lavoratori che ne sono sprovvisti.</p>
<p><strong>Sull’introduzione del salario minimo per legge l’USB sta raccogliendo le firme insieme ad altre forze per la presentazione di una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare qui di seguito.</strong></p>
<p><strong>Art. 1 Definizione</strong></p>
<p>1.<strong> </strong>Ogni lavoratore di cui all’art. 2094 c.c., visto l’art. 36, comma 1, della Costituzione</p>
<p>ha diritto, con riferimento alla paga base oraria, ad un trattamento economico minimo orario non inferiore a 10 EURO lordi l’ora.</p>
<p>2. Qualora il datore di lavoro corrisponda una paga base oraria inferiore a quanto previsto al comma 1, il trattamento economico che costituisce retribuzione proporzionata e sufficiente ai sensi</p>
<p>del comma 1 è quello del contratto collettivo nazionale di settore che stabilisce per i</p>
<p>lavoratori il trattamento economico di miglior favore e la cui paga base non sia</p>
<p>inferiore nel minimo a 10 euro all’ora al lordo degli oneri di legge, contributivi e fiscali.</p>
<p>3. La retribuzione oraria lorda minima di 10 euro deve intendersi riferita al livello di inquadramento più basso previsto dalla contrattazione collettiva.</p>
<p>4. Ogni lavoratore ha inoltre diritto al pagamento della tredicesima mensilità, delle retribuzioni differite, delle ore di lavoro straordinario, degli scatti di anzianità e altre competenze previste dai CCNL di settore applicati al rapporto di lavoro e che prevedano una paga base non inferiore a quanto previsto dal comma 1.</p>
<p>5. Ai fini dell’applicazione della presente legge è fatta salva l’applicazione al lavoratore / lavoratrice dei contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro che prevedono un trattamento economico minimo orario, corrispondente al livello di inquadramento più basso, superiore all'importo del trattamento economico minimo legale.</p>
<p><strong>Art. 2 Meccanismo di rivalutazione</strong></p>
<p><strong>1. Con decreto del Ministero del Lavoro, il minimo salariale si rivalorizza alla data del primo gennaio e del primo luglio di ogni anno <a  name="_Hlk131849746">sulla base dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione Europea (IPCA).</a></strong></p>
<p><strong>Art. 3 Applicazione ai rapporti di lavoro non subordinato</strong></p><ol> 	<li><a name="_Hlk131849769">La disciplina di cui alla presente legge si applica ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione&nbsp; sono&nbsp; organizzate&nbsp; dal committente. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche qualora le modalità di&nbsp; esecuzione&nbsp; della&nbsp; prestazione&nbsp; siano organizzate mediante piattaforme anche digitali.</a></li> </ol><p><strong>2. Il compenso di cui al comma 1 non può essere complessivamente inferiore a quello stabilito dal contratto collettivo nazionale - identificato secondo quanto previsto dall’art. 1 della presente legge - che disciplina, nel medesimo settore o in settori affini, mansioni equiparabili svolte dai lavoratori con contratto di lavoro subordinato, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa opera o servizio.</strong></p>
<p><strong>Art. 4 Sanzioni</strong></p><ol> 	<li>Il datore di lavoro che eroga al lavoratore un compenso inferiore a quello risultante dall’art. 1 è punito con&nbsp; la sanzione amministrativa pecuniaria.</li> </ol><ol> 	<li>da euro 1.500 a euro 9.000 per ciascun lavoratore retribuito in misura inferiore al salario minimo, in caso di impiego del lavoratore sino a trenta giorni di effettivo lavoro;</li> 	<li>da euro 3.000 a euro 18.000 per ciascun lavoratore retribuito in misura inferiore al salario minimo, in caso di impiego del lavoratore da trentuno e sino a sessanta giorni di effettivo lavoro;</li> 	<li>da euro 6.000 a euro 36.000 per ciascun lavoratore retribuito in misura inferiore al salario minimo, in caso di impiego del lavoratore oltre sessanta giorni di effettivo lavoro.</li> </ol><p>In relazione alla violazione di cui al presente articolo, trova applicazione la procedura di diffida di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, e successive modificazioni.</p><ol> 	<li>Al datore di lavoro che consapevolmente affida l’esecuzione di opere o la prestazione di servizi a un soggetto che non rispetta quanto previsto dall’articolo 1 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di un importo da 500 euro a 1.000 euro per ciascun lavoratore, commisurato alla durata e all’entità della violazione.</li> 	<li>In deroga a quanto previsto dall’art. 16 della legge n. 689 del 1981, non si applica il regime del pagamento in misura ridotta. In caso di reiterazione si applicano le sanzioni di cui al comma 1 e 2 maggiorate per un terzo. In tutti i casi successivi alla prima reiterazione l’importo è elevato fino alla metà.</li> 	<li><a name="_Hlk131850178"> In </a>aggiunta alla sanzione amministrativa di cui al co.1, il datore di lavoro è tenuto anche, nei riguardi del lavoratore, all’erogazione di tutte le differenze retributive maturate fino all’applicazione della retribuzione di cui all’art. 1, co. 1, salvo il diritto al risarcimento di danni ulteriori.</li> </ol><ol> 	<li>L’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui ai commi 1 e 2 comporta altresì l’esclusione, per la durata di tre anni, dalla partecipazione a gare pubbliche d’appalto di opere o di servizi, dalla concessione di agevolazioni finanziarie, creditizie o contributive e da finanziamenti pubblici di qualunque genere.</li> </ol><ol> 	<li>L’apposizione di un termine alla durata di un contratto subordinato non è ammessa per le aziende che violano l’art. 1 della presente legge, per la durata di tre anni. In caso di violazione di tale divieto il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.</li> </ol><p><strong>Art. 5 Norme transitorie</strong></p>
<p>I contratti o accordi di lavoro con paga oraria inferiore al trattamento minimo legale, di cui al all’art. 1, sono adeguati automaticamente entro sei mesi dalla data di pubblicazione della presente Legge.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-145493</guid>
                        <pubDate>Mon, 13 Nov 2023 14:11:11 +0100</pubDate>
                        <title>Autonomia differenziata e ambiente. Anche USB presente all’iniziativa del 16 novembre</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/autonomia-differenziata-e-ambiente-anche-usb-presente-alliniziativa-del-16-novembre-1413.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>RELAZIONE DI 𝐆𝐀𝐄𝐓𝐀𝐍𝐎 𝐁𝐄𝐍𝐄𝐃𝐄𝐓𝐓𝐎</p>
<p>Presidente del Centro studi WWF Italia</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/events/254530660939162?ref=newsfeed" target="_blank" rel="noreferrer">𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟏𝟔 𝐍𝐎𝐕𝐄𝐌𝐁𝐑𝐄 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖</a></p>
<p>canale youtube live</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/@NOADroma/streams" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/@NOADroma/streams</a></p>
<p>per informazioni noaogniad@gmail.com</p>
<p>𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢</p>
<p>𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐢 - Attac Italia</p>
<p>𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢 – Sottosegretaria all'ambiente Governo Prodi II</p>
<p>𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐂𝐢𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 – Direttore Lavoro e salute</p>
<p>𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐨𝐥𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢 – Associazione Inquilini Abitanti USB</p>
<p>𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐃𝐚𝐥 𝐏𝐢𝐚𝐳 - già Ordinario di urbanistica</p>
<p>𝐑𝐨𝐬𝐬𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐮𝐫𝐨𝐧𝐢 – Presidente di Nuove Ri-Generazioni</p>
<p>𝐄𝐦𝐚𝐧𝐮𝐞𝐥𝐞 𝐆𝐞𝐧𝐨𝐯𝐞𝐬𝐞 – Fridays For Future Italia</p>
<p>𝐄𝐦𝐦𝐚 𝐏𝐚𝐯𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 - Dep. M5S Com.ne Attività produttive, commercio e turismo</p>
<p>𝐅𝐮𝐫𝐢𝐨 𝐇𝐨𝐧𝐬𝐞𝐥𝐥 – Consigliere reg.le Open Sinistra FVG</p>
<p>𝐒𝐢𝐦𝐨𝐧𝐚 𝐅𝐚𝐛𝐢𝐚𝐧𝐢 - Resp.bile politiche clima, ambiente e territorio CGIL</p>
<p>𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 – Segreteria provinciale Anpi Roma</p>
<p>𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐌𝐨𝐫𝐞𝐚 - transform!italia</p>
<p>𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐥𝐦𝐢 – Cobas Nazionale</p>
<p>𝐂𝐢𝐫𝐨 𝐏𝐞𝐬𝐚𝐜𝐚𝐧𝐞 – Presidente Forum Ambientalista</p>
<p>𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 – Osservatorio Unione Europea</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 28 Aug 2023 16:26:14 +0200</pubDate>
                        <title>Forum Ambrosetti, si moltiplicano le adesioni alla manifestazione USB del 2 settembre a Como</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/forum-ambrosetti-si-moltiplicano-le-adesioni-alla-manifestazione-usb-del-2-settembre-a-como-1637.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sono state tante le manifestazioni di solidarietà arrivate ad USB, colpita dal diniego della questura a manifestare nel territorio del comune di Cernobbio: è lampante, infatti, la sospensione arbitraria del diritto costituzionale a manifestare il proprio dissenso. La manifestazione contro il Forum The European House – Ambrosetti si terrà dunque a Como il 2 settembre, dalle ore 11:00 in Piazza Cavour.</p>
<p>Riportiamo qui le manifestazioni di solidarietà che hanno raggiunto USB e le adesioni del mondo politico e sociale alla manifestazione del 2 settembre: contro le ricette neoliberiste e guerrafondaie del gotha della finanza mondiale, non vogliamo competere, vogliamo vivere!</p>
<p>---</p>
<p><strong><a href="https://twitter.com/amnestyitalia/status/1694643876181516470" target="_blank" rel="noreferrer">Anmesty Italia</a></strong></p>
<p>Dopo il diniego a Sbilanciamoci anche a USB sono state vietate iniziative durante e nel luogo del Forum Ambrosetti. È fondamentale che le autorità italiane si impegnino a rispettare i diritti, garantiti dalla Costituzione, di riunione e manifestazione pacifica.</p>
<p>---</p>
<p><strong>Unione Popolare Lombardia</strong></p>
<p>Come ogni anno dal 1975 a Cernobbio si riunisce l'élite della finanza mondiale per discutere di strategie.</p>
<p>Banchieri, manager, CEO ed amministratori delegati, nell’esclusiva location di Villa d'Este, riceveranno un codazzo di politici in ginocchio pronti a rassicurarli che le agende dei governi saranno ancora una volta improntate ad esaudire i loro desideri ed interessi. Il tutto mentre guerra, carovita, maxi-profitti e salari da fame massacrano quotidianamente migliaia di persone.</p>
<p>Di nuovo, assisteremo a conferenze stampa, dichiarazioni ed interviste in cui riproporranno le solite fallimentari ricette che da più di trent'anni vanno ripetendo come un mantra. Termini come digitalizzazione, riconversione ecologica, rigenerazione urbana ed intelligenza artificiale per convincerci che la soluzione è la competizione globale ed il mercato. Parole roboanti per coprire le ingiustizie ed i disastri provocati dalla loro forsennata corsa al profitto.</p>
<p>Il questore di Como ha emesso un’ordinanza di divieto ad effettuare “qualsivoglia tipo di manifestazione pubblica nel territorio del comune di Cernobbio nelle giornate di svolgimento del Forum Ambrosetti” vietando così di fatto la manifestazione indetta da USB utilizzando nell’ordinanza la formula “potrebbe essere motivo di attrazione per elementi o gruppi gravitanti nelle aree antagoniste ed anarco-insurrezionaliste in grado di creare serie turbative per l’ordine pubblico”.</p>
<p>La realtà, però, ha la testa dura ed appare chiaro come questo governo nel preparare la manovra economica non preveda fondi per i contratti pubblici, non abbia nessuna intenzione di introdurre un salario minimo per legge decente di almeno dieci euro, preveda interventi al ribasso sulle pensioni, ulteriori tagli alla sanità in una logica di ritorno alla politica di austerità e politiche fiscali a favore dei ceti ricchi.</p>
<p>I padroni fanno intendere di non avere alcuna intenzione di procedere ai rinnovi contrattuali tenendo conto dei forti aumenti dei prezzi e dalla clamorosa perdita di potere d’acquisto dei salari.</p>
<p>Banche e grandi aziende dettano l’agenda di politica economica all’interno delle rigide regole della Ue.</p>
<p>Quello che si prospetta, quindi, è un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita di chi vive del proprio lavoro e delle classi popolari già provate da anni di austerità.</p>
<p>C'è evidente paura che dopo anni di sofferenze la misura possa essere colma e che si possa riavviare un processo di conflitto sociale. Per tale motivo le istituzioni, in barba a qualsiasi diritto costituzionale, vietano qualsiasi espressione di dissenso.</p>
<p>Noi non ci stiamo!</p>
<p><strong>Per questo diamo appuntamento a militanti e simpatizzanti alle ore 11 in piazza Cavour a Como il 2 settembre.</strong></p>
<p><strong>Giù le armi, sù i Salari!</strong></p>
<p><strong>---</strong></p>
<p><strong>Potere al Popolo </strong></p>
<p>Tutti gli anni a Cernobbio si svolge l’incontro tra padroni, banchieri, manager ed economisti liberisti per discutere su come sfruttare meglio le persone e la natura.<br /> La USB aveva convocato a Cernobbio il 2 settembre una manifestazione per affermare i diritti del lavoro e del pianeta contro i signori del profitto. Invece la questura di Como ha proclamato Cernobbio zona rossa, vietando manifestazioni e anche assemblee al chiuso. I banchieri trattati come e più di capi di stato da un sistema che obbedisce a loro.</p>
<p>È sempre più chiaro che sfruttamento globale , negazione della democrazia e guerra si muovono assieme.<br /> Contro questo assurdo è incostituzionale divieto la USB ha indetto una manifestazione il 2 settembre alle 11 a Como.<br /> Potere al Popolo aderisce e parteciperà, contro quelli che vogliono essere i padroni delle nostre vite ed il regime politico che li sostiene, per la democrazia e i diritti sociali e ambientali.</p>
<p>Giù le armi su i salari. Ci vediamo a Como.</p>
<p><strong>---</strong></p>
<p><strong>Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea</strong></p>
<p>DalL’1 al 3 settembre si terrà nuovamente a Cernobbio (CO) nel lussuosissimo hotel Villa d’Este l’edizione 2023 del Forum Ambrosetti, la periodica riunione dei potenti del modo che, con cadenza annuale, si incontrano per discutere strategie e prendere decisioni, il tutto mentre guerra, carovita, maxi-profitti e salari da fame massacrano quotidianamente migliaia di persone.</p>
<p>Nei giorni scorsi l’Unione Sindacale di Base aveva annunciato una manifestazione contro questo ennesimo “grande evento” del capitale ma, in barba all’Articolo 17 della Costituzione, il questore di Como ieri ha emesso un’ordinanza di divieto ad effettuare “qualsivoglia tipo di manifestazione pubblica nel territorio del comune di Cernobbio nelle giornate di svolgimento del Forum Ambrosetti” vietando così di fatto la manifestazione indetta da USB utilizzando nell’ordinanza la formula “potrebbe essere motivo di attrazione per elementi o gruppi gravitanti nelle aree antagoniste ed anarco-insurrezionaliste in grado di creare serie turbative per l’ordine pubblico”.</p>
<p>A nulla è servita la disponibilità a trattare dimostrata da USB esplicitando la disponibilità a convertire il corteo in una manifestazione statica da tenersi a più di un chilometro di distanza dalla Villa e così anche il diritto democratico al dissenso è stato violato.</p>
<p>Preso atto di questa ulteriore forzatura repressiva la manifestazione – vietata a Cernobbio – è stata riconvocata per il 2 settembre a Como in Piazza Cavour alle ore 11:00.</p>
<p>Rifondazione Comunista aderisce a tutte le istanze; nazionale, regionale e provinciale ed invita tutte le compagne e tutti i compagni alla massima partecipazione.</p>
<p>Basta sfruttamento, basta salari da fame, basta repressione del dissenso.</p>
<p>---</p>
<p><strong>Cambiare Rotta</strong></p>
<p>Il forum a Cernobbio che mostra le debolezze da colpire</p>
<p>Come organizzazione giovanile comunista, aderiamo alla piazza del 2 settembre, chiamata dall'Unione Sindacale di Base, che si terrà contro il forum Ambrosetti. Questo appuntamento, che si ritrova ormai dal 1975, è dove CEO, banchieri, finanzieri e padroni di multizionali si ritrovano per parlare dello &quot;scenario di oggi e di domani&quot; per le strategie competitive.</p>
<p>Un vero e proprio appuntamento dei think thank finanziari dell'Occidente, che come ogni anno farà mettere d'accordo i padroni sulle sorti dei nostri paesi e su come poter stendere le mani dello sfruttamento su tutto il globo: una strategia che, come la guerra ancora in corso in Ucraina ci dimostra, vede l'Occidente preparato con ogni mezzo per resistere alla sua crisi.</p>
<p>Per questo è stata indetta la manifestazione che dovrà portare l'opposizione di lavoratori e lavoratrici che vogliono oggi una politica di pace, che hanno bisogno di salari più alti e meno armi, che hanno bisogno di tutele sui posti di lavoro dove si consuma una guerra con le sue centinaia di morti. Come comunisti saremo al loro fianco, per ribadire le ragioni e i bisogni delle classi popolari.</p>
<p>Il forum del think thank Occidentale, ospitato dal nostro paese, non si sente però troppo al sicuro dentro la roccaforte dove si ritroverà, all'albergo Villa d'Este a Cernobbio. Infatti, contro ogni tutela costituzionale e contro qualsiasi formalità democratica, la manifestazione a indetta a Cernobbio è stata vietata: i padroni oggi si sentono vulnerabili, e devono mostrare con ogni trucco possibile di essere l'unica voce in questo modo, provando a fare tacere tutte le altre. Per questo la questura, negando qualsiasi forma di contrattazione, ha proibito il ritrovo della manifestazione a Cernobbio. Nonostante le ritorsioni, la manifestazione è stata confermata a Como alle ore 11.00.</p>
<p>Un ulteriore e grave segnale della risposta alla crisi di legittimità che l'occidente sta vivendo in tutto al mondo, vedendo strapparsi il terreno da quei popoli che non ne vogliono sapere più del vecchio colonizzatore, e che vede anche la sua classe dirigente sempre più timorosa. Il governo Meloni ha dato già ampia dimostrazione di come il diritto a manifestare stia subendo sempre maggiori limitazioni e di come la repressione, anche in forma violenta e repressiva, sia l'unica forma di dialogo. Lo dimostra la repressione davanti ai cancelli della logistica, gli sgomberi coatti degli spazi sociali rimasti che portano avanti la lotta per la casa, la criminalizzazione dell'attività sindacale, la repressione spietata dei movimenti ambientalisti più radicali che additano i responsabili della crisi ecologica che oggi la nostra società si ritrova di fronte.</p>
<p>In questi primi giorni di settembre, la classe dirigente occidentale si chiuderà nelle sue stanze a Cernobbio all'insegna della strategia che da sempre porta avanti: capire come sfruttare e assoggettare il resto del mondo. I tempi degli imperi coloniali, però, sono finiti. E sotto sotto, questo quattro signorotti che si credono ancora padroni del mondo, ben lo sanno per fare chiudere la piazza a qualsiasi manifestazione di dissenso. La superbia dell'Occidente pensa ancora di andare a cavallo, ma ben presto si accorgerà che sarà rimasta a piedi...</p>
<p>Proprio in questi giorni, infatti, i BRICS si stanno allargando, rafforzando la strategia per la costruzione di un mondo multipolare, staccato dalle manipolazioni e dagli interessi dell'occidente, all'insegna della cooperazione. Attraverso anche questa organizzazione, i popoli della giungla si stanno scalzando dal dominio occidentale e, come abbiamo visto anche in quest'ultimo mese, gridano all'Occidente di tornare a casa sua.</p>
<p>---</p>
<p><strong>Giovani Comunisti</strong></p>
<p>Vietata &quot;qualsiasivoglia tipo di manifestazione pubblica sul territorio del comune di Cernobbio&quot;.</p>
<p>Queste le disposizioni del questore di Como riguardo la manifestazione annunciata dall'Unione Sindacale di Base per contestare lo svolgimento dall'1 al 3&nbsp;settembre&nbsp;a Cernobbio (CO) del Forum Ambrosetti: l'annuale appuntamento in cui i potenti del mondo si riuniscono per discutere, con totale scollo dalla realtà materiale di&nbsp;milioni di persone, della situazione sociale, economica e geopolitica dell'Europa e del mondo.</p>
<p>Adducendo come motivazione la possibile presenza di &quot;gruppi antagonisti ed anarco-insurrezionaliste&quot; che potrebbero causare disordini, si è calpestato un diritto civile fondamentale previsto dall'articolo 17 della nostra Costituzione.</p>
<p>Nonostante l'USB si sia dimostrata aperta al dialogo, proponendo di svolgere solo un presidio statico in un luogo distante almeno un chilometro dalla Villa d'Este dove si svolgerà il Forum, l'ordinanza del questore rimane.</p>
<p>Non è la prima volta che in Lombardia, le istituzioni vietano alle realtà di sinistra e antifasciste di manifestare liberamente: è del&nbsp;novembre&nbsp;scorso la scelta (poi annullata) della Questura di Pavia di limitare l'annuale corteo antifascista a solo 50 persone sfruttando il &quot;Decreto Rave&quot; che da poco era diventato legge.</p>
<p>Contro questa repressione del pensiero e contro i grandi eventi del capitale l'<a href="https://www.facebook.com/usbconfederale?__cft__%5b0%5d=AZXsEwxFUtXx9bJq1H3hkwajyVDiJfxP3cU40BNzN1cWcAwt0y2qof9uj_FakQWJlHP9P6xHrzD_GV8P0rmLqJFPE1QQlpbWmWt9rt_-oPRYYJdzWg5tK2449SRE1zx1dK_K0rw-yG8pJFAw1QSX_8MjgAyoUI1dwHbymfafbWb-0n-H8RhFJGxid7qHEYa-kAs&amp;__tn__=-%5dK-R" target="_blank" rel="noreferrer">USB Unione Sindacale di Base</a>&nbsp;ha convocato per il&nbsp;<strong>2&nbsp;</strong><strong>settembre&nbsp;</strong><strong>in&nbsp;</strong><a href="https://www.google.com/maps/place/Piazza+Cavour,+22100+Como+CO/@45.8130793,9.0782095,17z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x47869db47197b241:0x970f6d8a7c3f9f0b!8m2!3d45.8130793!4d9.0807844!16s%2Fg%2F11g07z40x9?entry=ttu" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Piazza Cavour a&nbsp;Como</strong></a><strong>&nbsp;</strong>alle 11:00 una manifestazione.</p>
<p>Come Rifondazione e Giovani Comunisti/e aderiamo a livello nazionale, regionale e provinciale all'evento.</p>
<p>---</p>
<p><strong>Osservatorio democratico sulle nuove destre </strong></p>
<p>Dal 1° al 3 settembre si tiene all'hotel extra lusso Villa d’Este di Cernobbio l’edizione 2023 del Forum Ambrosetti, incontro che vede partecipare il fior fiore del capitalismo mondiale. La questura ha fatto divieto ad effettuare “qualsivoglia tipo di manifestazione pubblica nel territorio del comune di Cernobbio nelle giornate di svolgimento del Forum Ambrosetti&quot;.</p>
<p>Ci sarebbe molto da dire su l'arbitraria sospensione dei diritti costituzionali perché in nessun modo si deve disturbare il gotha della finanza mondiale, ma la manifestazione di protesta giustamente si farà comunque. Si sposta a Como, in piazza Cavour. ADERIAMO e partecipiamo a questa sacrosanta manifestazione per far arrivare il nostro dissenso a questo appuntamento annuale in cui i potenti del mondo si riuniscono per discutere delle nostre vite lontanissimi dalla realtà materiale di milioni di persone.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 13 Jun 2023 16:04:35 +0200</pubDate>
                        <title>Il rapporto Unicef sul lavoro minorile in Italia conferma una terribile realtà: anche il Belpaese sfrutta e uccide i giovanissimi</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/il-rapporto-unicef-sul-lavoro-minorile-in-italia-conferma-una-terribile-realta-anche-il-belpaese-sfrutta-e-uccide-i-giovanissimi-1609-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il primo rapporto statistico Unicef sul lavoro minorile in Italia svela una realtà che noi di USB e Rete Iside denunciamo da tempo: le giovani generazioni vengono sfruttate sul lavoro, troppo spesso impegnate in mansioni rischiose senza le adeguate tutele per la salute e la sicurezza, con risultati tragici.&nbsp;</p>
<p>Con la freddezza dei numeri, infatti,&nbsp;<strong><a href="https://www.datocms-assets.com/30196/1686557893-unicef_report_lavorominorile_singole.pdf" target="_blank" rel="noreferrer">il rapporto Unicef</a></strong>&nbsp;ci parla di una vera e propria strage di lavoratori under 19: nel quinquennio 2017-21 sono morti in 74, sette dei quali avevano meno di 14 anni. Nello stesso intervallo di tempo, le denunce complessive arrivate all’Inail per infortuni di lavoratori con meno di 19 anni sono state ben 352 mila. In questo gruppo sono stati, purtroppo, i più giovani a subire le conseguenze più gravi: oltre 223 mila le denunce di infortuni degli under 14.</p>
<p>Secondo la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea sul Divieto del lavoro minorile e la protezione dei giovani sul luogo di lavoro, l’età minima per lavorare non può essere inferiore all’età dell’obbligo scolastico, 16 anni in Italia, 15 nei casi di alternanza scuola-lavoro. Ci troviamo di fronte, quindi, a centinaia di migliaia di giovanissimi che non solo non dovrebbero essere presenti nei posti di lavoro, ma che non hanno nemmeno una situazione contrattuale regolare e si trovano nell’assenza di diritti più totale.</p>
<p>Per USB e Rete Iside ogni singola morte di lavoro è inaccettabile; a maggior ragione lo sono le morti di ragazzi tanto giovani. Per questo USB e Rete Iside, insieme ad altri soggetti politici e sociali, hanno promosso una legge di iniziativa popolare per introdurre il reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro nel codice penale. Salute e sicurezza sul lavoro, troppo spesso, vengono viste come un costo che la parte imprenditoriale vuole ridurre al minimo per aumentare i profitti. Questa è la causa della strage di lavoratori e lavoratrici in corso nel nostro Paese (489 vittime al 12 giugno, esattamente 3 al giorno) e per fermarla occorre una vera deterrenza contro chi specula sulla vita di chi lavora: il reato di omicidio sul lavoro potrebbe finalmente porre un freno alla mattanza, troppo spesso impunita o sanzionata con pene minime.</p>
<p>La logica dell’abbattimento dei costi ha portato perfino a piegare il sistema formativo stesso alle necessità delle imprese, con l’alternanza scuola-lavoro varata dal governo Renzi,&nbsp;oggi&nbsp;chiamata PTCO (Percorsi Trasversali per le Competenze e l’Orientamento). Sono quindi proprio le giovani generazioni le vittime primarie di un sistema di sfruttamento generalizzato che si basa su precariato, lavoro povero e il continuo rischio di subire infortuni, anche gravi o mortali, nel nome dei profitti di pochi.</p>
<p>Il lavoro minorile in Italia, leggendo i dati del rapporto Unicef, è un fenomeno in aumento: nel 2022 sono stati oltre 69 mila i lavoratori minorenni tra 15 e i 16 anni, in netto aumento rispetto ai 35 mila del 2020.</p>
<p>Unione Sindacale di Base e Rete Iside, forti di un rapporto di collaborazione sul fronte della salute e della sicurezza sul lavoro che va avanti da anni, continueranno a denunciare lo stato delle cose: i giovani devono potersi formare al meglio e seguendo nulla altro che loro necessità, non essere sfruttati fino all’osso da chi vuole speculare sulla loro vita.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>
<p><strong>Rete Iside</strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 06 Jun 2023 13:18:50 +0200</pubDate>
                        <title>Il governo Meloni ci ruba il futuro. Il 24 giugno manifestazione nazionale a Roma: abbassate le armi, alzate i salari</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/il-governo-meloni-ci-ruba-il-futuro-il-24-giugno-manifestazione-nazionale-a-roma-abbassate-le-armi-alzate-i-salari-1323.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le misure che il governo Meloni sta assumendo da quando è in carica seguono un unico e coerente disegno: accodarsi alle decisioni della NATO, proseguendo nel coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina, e sostenere le richieste delle grandi imprese per far ricadere i costi sociali sui lavoratori e i settori popolari. Mentre i fondi per l’avventura militare crescono, i salari e le pensioni rimangono fermi e si approvano nuove misure che allargano la precarietà del lavoro.</p>
<p>Non c’è un solo campo di intervento sociale dove il governo non stia agendo per favorire un aumento delle disuguaglianze e delle ingiustizie:</p><ul> 	<li>Dalla grande emergenza abitativa provocata da un mercato con prezzi alle stelle e con un patrimonio di case popolari ridotto al lumicino, alla piaga di un sistema sanitario pubblico ormai completamente soppiantato dalle aziende private e una fetta larghissima di popolazione senza più risorse per curarsi.</li> 	<li>Dalla eliminazione del reddito di cittadinanza, sostituito da uno strumento di ricatto utile solo a tenere ancora più in basso i salari, alla vergogna del Decreto Cutro che rende sempre più arduo il percorso di regolarizzazione per i lavoratori migranti.</li> 	<li>Dalla riforma del fisco che mira a eliminare quel poco di progressività che ancora conserva il nostro sistema di tassazione, fino alla ulteriore liberalizzazione degli appalti e dei contratti a tempo determinato che aumentano la ricattabilità del lavoro e ne indeboliscono le tutele.</li> </ul><p>Una sequela martellante di provvedimenti che vengono presi senza ascoltare la sofferenza che cresce nel Paese né alcuna interlocuzione con la società che sia altra dai manager dei grandi interessi privati. Una logica che vediamo agire nella realizzazione degli impianti di rigassificazione, da Piombino a Ravenna, come nella prosecuzione della Tav in Val di Susa, nel progetto del Ponte sullo Stretto o della base militare in programma a Coltano. Dietro le parole della transizione verde, il Governo prosegue nella devastazione dell’ambiente e nell’uso delle fonti fossili, contro queste politiche dobbiamo rivendicare giustizia ambientale e giustizia sociale.</p>
<p>Nelle politiche sul lavoro il mantra del governo è la moderazione salariale, che viene scambiata con una misera esenzione contributiva per alcuni mesi. Decenni di riduzione dei salari e una fortissima perdita di potere d’acquisto dovuta all’impennata dei prezzi (che non è affatto finita) non trovano nessuna risposta seria nei rinnovi contrattuali. Addirittura nel settore pubblico non è stata prevista dal governo nessuna risorsa per i contratti. E tutto questo, mentre è forte l’aumento dello sfruttamento nelle fabbriche, nei magazzini, in moltissimi settori lavorativi, dovuto all’intensificazione dei ritmi, all’allungamento della giornata di lavoro ed alla flessibilità sempre più selvaggia dei turni.</p>
<p>Anche i disegni di stravolgimento dell’ordinamento costituzionale, dall’autonomia differenziata ai propositi di presidenzialismo, rispondono ad una stessa logica di aumento delle disparità, sociali e territoriali, accanto ad un accentramento dei poteri e del controllo sulla società. Con il disegno di legge Calderoli, il governo vuole colpire i diritti sociali definendo i <em>Livelli essenziali di prestazione</em>, garantendo cioè il minimo delle prestazioni in modo da tagliare ancor di più i servizi pubblici e mantenere il Mezzogiorno in uno stato di arretratezza, utile solo per nuove servitù militari, energetiche e logistiche.</p>
<p>Mentre le condizioni economiche peggiorano e i nostri redditi valgono sempre meno, il governo Meloni si pone l’obiettivo di creare fratture nella società, favorire la guerra tra poveri, aumentare il controllo e trascinarci sempre più dentro un conflitto dagli esiti imprevedibili. E per farlo promuove una campagna di restaurazione culturale che aggredisce la scuola pubblica e attraversa tutti gli apparati del sistema informativo e della comunicazione. Diversità, sofferenze, povertà diventano obiettivi da attaccare, soggetti da discriminare ed escludere. I giovani, in particolare, li si vorrebbe irreggimentare in un sistema di sfruttamento e precarietà, lavoro gratuito, affitti alle stelle e soffocamento delle libertà.</p>
<p class="text-center"><u>Non c’è futuro con questo governo.&nbsp; </u></p>
<p class="text-center"><u>Mettere insieme le forze, unire le nostre battaglie, costruire percorsi comuni è la via per non farci rubare il futuro.</u></p>
<p class="text-center"><strong>SABATO 24 GIUGNO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA </strong></p>
<p class="text-center"><strong>APPUNTAMENTO ALLE ORE 14 A PIAZZA DELLA REPUBBLICA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>LE ADESIONI</u></strong></p>
<p class="text-center">Organizzazioni nazionali</p>
<p><strong>ADBI Associazione Donne Brasiliane in Italia</strong></p>
<p><strong>Appello fermare la guerra imporre la pace</strong></p>
<p><strong>Ass. Amici dei prigionieri palestinesi</strong></p>
<p><strong>Ass. Giù le mani dall’Africa</strong></p>
<p><strong>Associazione nazionale per la scuola della Repubblica</strong></p>
<p><strong>Associazione Rurale Italiana</strong></p>
<p><strong>Ass. Solidarietà Italia-Filippine</strong></p>
<p><strong>AWMR Italia donne della regione mediterranea</strong></p>
<p><strong>Cambiare Rotta</strong></p>
<p><strong>Campagna &quot;Mai più sfruttamento stagionale&quot;</strong></p>
<p><strong>Centro d’Iniziativa Giuridica Abdel Salam</strong></p>
<p><strong>Centro Internazionale Crocevia</strong></p>
<p><strong>Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l'unità della Repubblica, l'uguaglianza dei diritti</strong></p>
<p><strong>Comitato Pace e non più guerra&nbsp;</strong></p>
<p><strong>Comunità Palestinese d'Italia</strong></p>
<p><strong>Coniare Rivolta</strong></p>
<p><strong>Democrazia Atea</strong></p>
<p><strong>JVP SRI LANKA comitato in Italia</strong></p>
<p><strong>Lega per il Disarmo Unilaterale</strong></p>
<p><strong>ManifestA</strong></p>
<p><strong>Mi Riconosci</strong></p>
<p><strong>Movimenti per il diritto all’abitare</strong></p>
<p><strong>Movimento Migranti e Rifugiati</strong></p>
<p><strong>Movimento NO TAV</strong></p>
<p><strong>Oacri - Organizzazione delle associazioni dei colombiani rifugiati in Italia</strong></p>
<p><strong>Opposizione Studentesca d’Alternativa</strong></p>
<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole</strong></p>
<p><strong>Osservatorio contro la repressione</strong></p>
<p><strong>Paese Reale</strong></p>
<p><strong>Partito Comunista Italiano</strong></p>
<p><strong>Partito della Rifondazione Comunista/ Sinistra Europea</strong></p>
<p><strong>PeaceLink</strong></p>
<p><strong>PLAM- Piattaforma Progresista Latinoamericana</strong></p>
<p><strong>Potere al Popolo</strong></p>
<p><strong>Rete dei Comunisti</strong></p>
<p><strong>Rete No Rigass No GNL</strong></p>
<p><strong>Unione Popolare</strong></p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>
<p><strong>Wilpf Italia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="text-center">Organizzazioni territoriali</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Spazio No Ponte (Messina) - No Ponte Calabria - CMDT Calabria – CALP Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali – Comitato contro il Rigassificatore di Piombino (La Piazza della Val di Cornia) - Collettivo No al fossile Civitavecchia - STOP allo scempio ambientale (Giugliano/ Aversa) -Genova City Stryke – Giovani Palestinesi (Roma) – Disoccupazione Zero (Catania) – AIFWA (Pescara) - Associazione Ivoriani e Fratelli di West Africa (Pescara) – Rete Stop GNL (Napoli) – La Città visibile (Caserta) – Medicina Democratica (Napoli) – Ass. Terra e Libertà di Torretta Antonacci (Foggia) – Casa del Popolo Campobasso - Circolo vegetariano VV.TT. - Centro studi Francesco Berardi Aprilia - Circolo Agorà Pisa - Collettivo Levante Rimini - Aula Studio Liberata F4 UniCal - UMANGAT-MIGRANTE Roma - Partito Comunista dei Lavoratori (Sicilia) - Mensile Lavoro e Salute - La Base Cosenza - Rete No War Roma - Ass. dei sardi in Torino A.Gramsci - Comitato per la pace e il disarmo (Grosseto) -</strong>&nbsp;<strong>Valdera Avvelenata - PrendoCasa Cosenza - Centro Sociale Anomalia e Ambulatorio popolare Borgo Vecchio (Palermo) - Comitato San Gennaro art.32 - Pratello resiste (Bologna) - Ass. Mondragone Bene Comune - Perugia Solidale - Coop.Soc. FAIR - Laboratorio Sociale Occupato Buridda (Genova) - La Scuola per la pace (Torino) – Network Antagonista Torinese – Attac Isernia – Casa del Popolo Peppino Impastato (Palermo) -&nbsp;Comitato Teleriscaldati Torino e Città Metropolitana - Associazione La Rossa (Casciana Terme Lari) - Centro sociale ex OPG (Napoli) - Movimento No Base (Pisa) - Casa del popolo Thomas Sankara (Catanzaro) - Forum Ambientalista Toscano - Casa dei diritti dei popoli Toscana - Comitato di strada per la salute pubblica (Spoleto) - Donne in nero Bergamo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="text-center">Adesioni individuali</p>
<p><strong>Donatella Di Cesare - Moni Ovadia - Francesca Fornario - Nicoletta Dosio - Ernesto Screpanti - Laura Tussi - Fabrizio Cracolici - Ennio Cabiddu - Giorgio Cremaschi - Luigi De Magistris - Claudio Defiores - Riccardo Faranda – Maurizio Acerbo - Chiara Colasurdo - Danilo Conte - Arturo Salerni - Angelo D’Orsi – Bartolo Mancuso – Franco Russo – Vincenzo Perticaro – Patrizia Angiari – Clara Fanelli – Salvatore Graci – Chef Rubio – Enrico Calamai – Filippo Barbera – Francesca Borsa – Pasquale Crupi – Carlo Guglielmi – Nella Ginatempo – Paolo Ferrero – Antonello Patta – Antonio Mazzeo – Bassam Saleh – Paolo Fierro – Piero Bevilacqua – Paola Nugnes – Leonardo Bargigli&nbsp;– Francesco Schettino&nbsp;– Vauro - Patrick Boylan - Rossana De Simone - Luciano Zambelli - Pilar Castel - Cristina Rinaldi - Giuseppe Paschetto - Nico Vox - Giovanni Dursi - Franco Cilenti - Federico Zenga - Lorenzo Della Corte - Giuseppe Saragnese (Direttivo FP Cgil Bergamo) - Francesco Ravelli - Carla Corsetti - Marina Boscaino - Francesco Spataro - Patrizia Modesti - Maria Grazia Raffaelli - Roberta Leoni - Ciccio Auletta – Bruno Steri – Mauro Alboresi – Giorgio Langella - Katia Bellillo - Domenico Di Modugno - Mariolina Castellone - Claudio Giangiacomo</strong></p>
<p>Per aderire scrivere a: <strong><a href="mailto:adesionemanifestazione24giugno@gmail.com" rel="nofollow noopener noreferrer" target="_blank">adesionemanifestazione24giugno@gmail.com</a><a href="mailto:adesionemanifestazione24giugno@gmail.com" rel="nofollow noopener noreferrer" target="_blank">&nbsp;</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 01 Jun 2023 11:26:05 +0200</pubDate>
                        <title>L’insopportabile predica di Visco sulla moderazione salariale</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/linsopportabile-predica-di-visco-sulla-moderazione-salariale-1127.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il governatore della Banca d’Italia, che a ottobre si appresta a lasciare la guida dell’istituto, ha tenuto ieri il suo ultimo discorso sulla Relazione annuale, le cosiddette <strong><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2023/cf_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">Considerazioni finali del Governatore</a></strong>. E mentre i media hanno riportato con grande enfasi il suo rapido cenno alla necessità di introdurre un salario minimo “definito con il necessario equilibrio” (sic!), pochi hanno colto il messaggio principale in materia di salari che Visco ha voluto mandare, per l’ennesima volta, a tutto il Paese.</p>
<p>A fronte di una inflazione al consumo salita nel 2022 all’8,4 % in media d’anno e poi scesa al 7% nella primavera dell’anno in corso (sono i dati citati dallo stesso Visco nelle sue Considerazioni), la crescita delle retribuzioni nell’area dell’euro si è collocata poco al di sopra del 3,5% “restando quindi nettamente inferiore all’inflazione”. Ci si sarebbe aspettati, con questi dati inequivocabili, un richiamo a favorire l’aumento dei salari, e invece Visco ha proseguito così: “Grazie alla limitata presenza di meccanismi automatici di indicizzazione all’inflazione passata, alla natura una tantum di una parte significativa degli incrementi retributivi e in assenza di diffusi rialzi dei margini di profitto, il rischio di una rincorsa tra prezzi e salari fino a questo punto si è mantenuto moderato”. Il Governatore quindi ci sta dicendo che, proprio grazie alla scomparsa della scala mobile, l’aumento dei prezzi non si rispecchia nelle retribuzioni e che possiamo essere contenti del fatto che l’inflazione si sta mangiando i nostri redditi!</p>
<p>Quanto poi al fatto che non si assista a rialzi dei margini di profitto le affermazioni di Visco sono più che dubbie. Sia perché, dalle stesse fonti BCE, è emerso che il rincaro dei prezzi energetici è dovuto solo per un terzo all’aumento dei costi e per i restanti due terzi all’aumento dei margini di guadagno delle imprese. E soprattutto perché lo stesso Bollettino della Banca d’Italia dell’aprile di quest’anno chiarisce che “la quota di profitti delle imprese (definita come rapporto tra margine operativo lordo e valore aggiunto) è cresciuta in tutti i maggiori paesi, superando i livelli prepandemici in Germania, in Italia e Spagna”.</p>
<p>Va detto poi che il <strong><a href="https://group.intesasanpaolo.com/it/sala-stampa/comunicati-stampa/2023/05/intesa-sanpaolo--presentato-insieme-a-prometeia-il-rapporto-anal" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">Rapporto annuale dei Settori Industriali</a></strong>, pubblicato di recente da Intesa Sanpaolo e Prometeia, ha riportato come il fatturato dell’export manifatturiero supererà nel 2023 la quota simbolica del 50% del totale. Un dato, quest’ultimo, che dimostra come l’industria del nostro Paese sia sempre più proiettata verso l’estero, sfruttando il costo sempre più basso della manodopera italiana e tenendo presente la depressione dei consumi interni, dovuti proprio alle retribuzioni in calo. E che significa che i padroni in Italia non hanno alcuna intenzione di far crescere l’economia interna ma continuano a promuovere uno sistema tutto orientato verso l’esportazione, nella quale i salari bassi e la forte precarietà del lavoro costituiscono le condizioni indispensabili per il funzionamento del sistema.</p>
<p>Un quotidiano riportava ieri che il Governatore in uscita, nel 2011 guadagnava circa 600mila euro l’anno, ma che poi, volendo dare il buon esempio, si è ridotto lo stipendio a “soli” 450mila euro.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>
<p>P.S. a proposito di salario minimo “definito con il necessario equilibrio”, sarebbe interessante chiedere al Governatore quale sarebbe la misura di tale equilibrio!</p>
<p>Roma 1°/6/2023</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 31 May 2023 15:29:20 +0200</pubDate>
                        <title>Alluvione Emilia Romagna, USB presenta istanze di accesso agli atti: fare chiarezza su ritardi, omissioni e responsabilità</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/alluvione-emilia-romagna-usb-presenza-istanze-di-accesso-agli-atti-fare-chiarezza-su-ritardi-omissioni-e-responsabilita-1531.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso l’avvocato Vincenzo Perticaro, l’USB ha presentato a tutte le Pubbliche Amministrazioni che hanno un ruolo nell’alluvione della Romagna, un’istanza di accesso agli atti al fine di chiarire se vi sono stati ritardi, omissioni e/o responsabilità nella gestione dell’emergenza e nella successiva fase dei soccorsi.</p>
<p>L’istanza (in allegato) punta a conoscere tutta la documentazione sulla situazione in essere prima dell’alluvione e, contemporaneamente, tutte le attività effettive di soccorso che sono state poste in pratica per far fronte all’emergenza, con lo scopo di individuare eventuali responsabilità.</p>
<p>L’istanza mira ad acquisire ogni documento o informazione utile a comprendere se la macchina amministrativa ha funzionato correttamente. In caso contrario verrà segnalata ogni tipo di violazione all’autorità giudiziaria competente.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 23 May 2023 11:32:24 +0200</pubDate>
                        <title>Smart Working, USB scrive ai ministri di Lavoro, PA e Salute: rendere strutturale il lavoro agile per i lavoratori fragili</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/smart-working-usb-scrive-ai-ministri-di-lavoro-pa-e-salute-rendere-strutturale-il-lavoro-agile-per-i-lavoratori-fragili-1135.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il&nbsp;30 giugno 2023&nbsp;scade la proroga che permette ai lavoratori e alle lavoratrici fragili, sia del pubblico impiego che del lavoro privato, di beneficiare del lavoro agile.</p>
<p>Seppur la norma è nata per prevenire l’elevato rischio di contagio nei luoghi di lavoro per questa tipologia di dipendenti e nonostante la cessazione dell’emergenza pandemica (come stabilito dall’OMS lo scorso 5 maggio), non viene meno la necessità di contesti organizzativi in grado di tutelare la condizione soggettiva di migliaia di lavoratori e lavoratrici, la cui condizione di fragilità non scade il 30&nbsp;giugno&nbsp;e non è esclusivamente legata alla maggiore possibilità di contagio da malattie infettive.</p>
<p>USB ha scritto ai ministri del Lavoro, della Salute e della Pubblica Amministrazione per chiedere di rendere strutturale la norma e non lasciare dal primo&nbsp;luglio&nbsp;prossimo migliaia di lavoratori e lavoratrici fragili alla mercè di una dirigenza che si è dimostrata di ostacolo alla concessione dello smart working, persino durante la pandemia e in presenza di norme precise tese alla maggior tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dimostrando di essere rigidamente ancorata all’esercizio del controllo piuttosto che all’efficacia delle prestazioni.</p>
<p>Ancora prima che una richiesta sindacale, che noi comunque porteremo convintamente avanti ovunque e comunque, la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici fragili dovrebbe essere una norma di civiltà in un Paese che invecchia cronicizzando le patologie e che vede l’età pensionabile più alta della media europea.</p>
<p><strong>Confederazione USB</strong></p>
<p>In allegato la lettera ai ministeri</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 15 May 2023 15:38:13 +0200</pubDate>
                        <title>La delega sulle semplificazioni dei controlli è un’arma contro lavoratrici e lavoratori</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/la-delega-sulle-semplificazioni-dei-controlli-e-unarma-contro-lavoratrici-e-lavoratori-1540.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 12 maggio il governo, attraverso i suoi dirigenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha convocato le organizzazioni sindacali sulla delega in materia di semplificazione dei controlli alle attività produttive di cui all’articolo 27 della legge 5 agosto 2022, n. 118. La delega investe un ampio spettro di materie: controlli sui rapporti di lavoro, previdenziali, salute e sicurezza, regolarità negli appalti, rispetto delle norme igiene alimentare e sanitarie.</p>
<p>L’USB chiede da tempo un programma di assunzioni del personale ispettivo, un coordinamento efficacie tra gli enti statali, investimenti tecnologici e maggiore tutela e garanzie per il personale.</p>
<p>Abbiamo ricordato come la deregulation, composta da leggi, normative e sistemi contrattuali compiacenti hanno trasformato il Paese nella patria del lavoro nero ed irregolare, dell’evasione fiscale, contributiva e con il triste primato degli omicidi sul lavoro cresciuti del 25,7 % dal 2021.</p>
<p>Un quadro che si è esteso alla scuola, integrata nel sistema produttivo, dove la sicurezza è un costo, è questa la ragione per cui sono morti degli studenti in alternanza scuola lavoro oggi PCTO e altri si sono infortunati.</p>
<p>Le imprese in Italia sono circa 5 milioni, a fronte di soli 4.000 ispettrici e ispettori del lavoro, compresi quelli di Inps, Inail e un corpo ad hoc di carabinieri, cosicché &nbsp;a ciascun ispettore spetterebbero 1250 aziende.</p>
<p>Ben il 65% delle aziende risulta fuori regola, cifra che arriva al 76% nel turismo e nei pubblici esercizi; buste paga fasulle, ferie e riposi negati, evasione fiscale e contributiva, non va meglio nell’agroalimentare, della logistica e dell’industria.</p>
<p>Nel 2019 il sommerso economico valeva ben 183,9 miliardi, il 10,2% del PIL, una cifra imponente estorta grazie allo sfruttamento di circa 3.7 milioni di lavoratori, il 15% dell’intera classe lavoratrice italiana.&nbsp;</p>
<p>La delegazione USB, dopo avere esposto questo quadro generale, ha contestato nel merito le disposizioni che mirano ad imbrigliare e minacciare l’attività di controllo, richiamando le lavoratrici e i lavoratori delle funzioni di controllo a rifuggire dalla “cultura del sospetto” tenendo in conto che potranno essere denunciati per “dolo o colpa grave”, come nel paragrafo denominato “principio della fiducia”.</p>
<p>Una serie di disposizioni a favore delle aziende, oltre alla programmazione annuale e pluriannuale, che svuota di efficacia le ispezioni, cui si aggiunge la norma premiale per le aziende “virtuose” che potranno saltare i controlli, o ancora le micro e piccole imprese che al primo controllo potranno avvalersi del diritto di errore.</p>
<p>La delegazione USB si è riservata la possibilità di inviare una sua memoria al governo; tuttavia, siamo convinti che questi tavoli di confronto vadano posti all’interno della lotta sindacale e dell’iniziativa politica, in ogni singolo posto di lavoro e nei prossimi appuntamenti nazionali:</p><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 16 maggio a Roma Eur al ControForum della PA;</p></div><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 19 maggio alla presentazione della legge iniziativa popolare contro l’omicidio nei luoghi di lavoro;</p></div><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 26 maggio nello sciopero generale con mobilitazioni nelle maggiori città.</p></div><p><strong>USB Confederazione Nazionale</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 05 May 2023 15:10:06 +0200</pubDate>
                        <title>È tempo di lottare, il governo Meloni se ne deve andare: il 26 maggio sciopero generale</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/e-tempo-di-lottare-il-governo-meloni-se-ne-deve-andare-il-26-maggio-sciopero-generale-1514.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Milioni di lavoratori e lavoratrici da trent’anni a questa parte assistono alla riduzione del proprio potere di acquisto di circa il 12 %, come segnala l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, (ILO) organismo internazionale che collabora attivamente con Cgil Cisl e Uil.</p>
<p>Milioni di lavoratori e lavoratrici subiscono il peggioramento costante delle condizioni di lavoro tra precarietà, flessibilità, aumento della produttività e dei ritmi di lavoro, part time obbligatorio, Jobs Act, licenziamenti indiscriminati, condizioni di sicurezza del lavoro sempre peggiori.</p>
<p>Milioni di lavoratori e lavoratrici hanno visto il loro salario fissato, da contratti nazionali firmati troppo benevolmente, al di sotto dei 7 euro lordi l’ora.</p>
<p>Milioni di lavoratori e lavoratrici hanno visto stracciare quei diritti sociali previsti dalla nostra carta costituzionale, il diritto alla salute, il diritto alla casa, il diritto all’istruzione pubblica, il diritto ad un trasporto pubblico ed efficiente.</p>
<p>Dinanzi a questa drammatica condizione sociale, mentre in Francia, in Portogallo, in Germania, in Inghilterra, in Grecia divampa la protesta ed è stata avviata una stagione di grandi mobilitazioni, con un trionfante comunicato congiunto le segreterie generali di Cgil Cisl e Uil hanno lanciato la sfida al governo Meloni: tre iniziative tra aprile e maggio, non a Roma contro il governo, ma iniziative interregionali a Bologna, a Milano a Napoli.</p>
<p>Giusto per non disturbare troppo il governo più a destra della storia della nostra Repubblica...</p>
<p>USB, sindacato conflittuale, confederale, da sempre dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici indica l’unica strada e risposta possibile:&nbsp;</p>
<p><strong>IL 26 MAGGIO È SCIOPERO GENERALE!</strong></p><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>300 EURO NETTI SUBITO IN BUSTA PAGA </strong></p></div><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>STIPENDI LEGATI ALL’INFLAZIONE REALE</strong></p></div><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>SALARIO MINIMO 10€ L’ORA</strong></p></div><div><p>·&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>PREZZI E TARIFFE CALMIERATI</strong></p></div><p>&nbsp;</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base - Confederazione Nazionale</strong></p>
<p>Roma 5/5/23</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 28 Apr 2023 13:42:50 +0200</pubDate>
                        <title>Cnel, rinnovato il consiglio: l’Unione Sindacale di Base c’è</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/cnel-rinnovato-il-consiglio-lunione-sindacale-di-base-ce-1344.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ci voleva un governo di destra, di certo lontano chilometri dalla nostra organizzazione, per ristabilire l’equilibrio e dare voce al pluralismo sindacale, che nel Paese esiste ma che non trovava da tempo il giusto riconoscimento istituzionale.</p>
<p>La Presidenza del Consiglio ha emesso nella giornata di ieri, 27 aprile 2023, la lista delle organizzazioni che saranno rappresentate con propri consiglieri nella prossima assise del CNEL e tra queste figura anche l’USB, in virtù della forte crescita in termini numerici di iscritti e del radicamento sociale tra i lavoratori di tutte le categorie pubbliche e private, tra i pensionati, i precari, i disoccupati i cittadini che hanno bisogno di casa.</p>
<p>Un riconoscimento importante, dovuto a centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno deciso coraggiosamente di dare forza ad una confederazione sindacale conflittuale e di classe nonostante non fosse formalmente riconosciuta dal governo e dal padronato, ma fortemente voluta e sostenuta da chi produce realmente la ricchezza del Paese.</p>
<p>Utilizzeremo questa presenza al CNEL per far avanzare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, lavoreremo incessantemente affinché sia rispettato il mandato del popolo italiano che, respingendo il referendum costituzionale voluto da Renzi, ha confermato la funzione della terza Assemblea della Repubblica.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 25 Apr 2023 10:42:34 +0200</pubDate>
                        <title>Meloni vuole rubarci il Primo Maggio: tutti in piazza per il salario e contro la guerra!</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/meloni-vuole-rubarci-il-primo-maggio-tutti-in-piazza-per-il-salario-e-contro-la-guerra-1043.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La decisione di convocare un Consiglio dei ministri nella data del Primo Maggio per annunciare la cancellazione del Reddito di Cittadinanza, più libertà alle imprese nell’utilizzo dei contratti a termine e un nuovo taglio al cuneo fiscale costituisce una vera e propria provocazione verso tutto il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.</p>
<p>L’aumento della precarietà viene spacciato come “politica per il lavoro”, così come la vergogna del Decreto Cutro pochi giorni fa è stata contrabbandata come una misura di sostegno al lavoro delle donne.</p>
<p>L’abolizione del sostegno all’affitto invece non l’hanno neanche giustificata: lo hanno tolto e basta. Attraverso l’uso spudorato della menzogna, il governo Meloni prova a raccontarci una realtà che non esiste.</p>
<p>Ma il Primo Maggio è una giornata simbolica e utilizzarla per affermare una narrazione ispirata alla retorica mussoliniana e finalizzata a nascondere le condizioni di sfruttamento e di bassi salari, che sono il dato drammatico che stiamo vivendo, è un’operazione insidiosa oltre che spregevole.</p>
<p>Questo governo sta rispettando tutti i diktat dell’Unione Europea sul piano delle politiche sociali e del lavoro, così come si è completamente uniformato alle richieste USA sul sostegno alla guerra in Ucraina. Ma non si accontenta, vuole introdurre una sua lettura del mondo e per farlo è costretto a recuperare la cultura da cui proviene, che è quella del Ventennio.</p>
<p>Per questo il Primo Maggio quest’anno assume un valore particolare: scendere in piazza a rivendicare l’aumento dei salari e il no alla guerra, secco e incondizionato, è anche una difesa della nostra storia e del punto di vista indipendente del movimento dei lavoratori di tutto il mondo.</p>
<p>È il rifiuto netto del messaggio tossico che il governo diffonde per dividere la società, mettendo i lavoratori contro i percettori di reddito e i lavoratori italiani contro quelli stranieri.</p>
<p>L’USB è impegnata a promuovere manifestazioni e iniziative in tante piazze del Paese. Il Primo Maggio è la nostra Festa, non permettiamo al governo di sporcarla con le sue menzogne.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 20 Apr 2023 20:07:51 +0200</pubDate>
                        <title>PNRR, USB al governo: destinare i fondi alla stabilizzazione dei precari PA e alle famiglie</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/pnrr-usb-al-governo-destinare-i-fondi-alla-stabilizzazione-dei-precari-pa-e-alle-famiglie-2009.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione Sindacale di Base ha partecipato a Palazzo Chigi alla riunione della cabina di regia sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e il nuovo capitolo RepowerEu, presenti i ministri Fitto, Urso e Pichetto Fratin.</p>
<p>È stata una riunione interlocutoria in cui, a parte l’annuncio della stabilizzazione di alcuni precari, da parte del governo nulla è stato detto, nemmeno sui progetti a rischio.</p>
<p>USB da parte sua ha sottolineato la necessità di indirizzare i fondi del PNRR sulla Pubblica Amministrazione per la stabilizzazione di tutti i precari – <strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/lavoro-per-la-ue-litalia-e-un-inferno-di-precariato-e-sfruttamento-soprattutto-da-parte-dello-stato-il-36-maggio-sciopero-generale-per-il-salario-e-i-diritti-1803-1.html" target="_blank" rel="noreferrer">argomento sul quale la UE ha avviato una procedura di infrazione per l’Italia</a></strong> – in modo di favorire la messa a terra dei vari progetti.</p>
<p>Le risorse sul tavolo devono andare anche verso le famiglie e i lavoratori, senza che siano invariabilmente cannibalizzate dalle imprese, come sta finora accadendo.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 19 Apr 2023 17:55:49 +0200</pubDate>
                        <title>Lavoro, per la UE l’Italia è un inferno di precariato e sfruttamento soprattutto da parte dello Stato. Il 26 maggio sciopero generale per il salario e i diritti</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/lavoro-per-la-ue-litalia-e-un-inferno-di-precariato-e-sfruttamento-soprattutto-da-parte-dello-stato-il-26-maggio-sciopero-generale-per-il-salario-e-i-diritti-1802.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Tante le procedure di infrazione avviate oggi dall’Unione Europea, anche a seguito di denunce fatte da USB, contro il nostro Paese per <strong><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/inf_23_1808" target="_blank" rel="noreferrer">l’abuso di contratti a tempo determinato nel settore pubblico e per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro stagionale</a> </strong>(“un presupposto importante per attrarre nell’Ue la&nbsp;manodopera necessaria per il lavoro stagional<strong>e</strong>&nbsp;ed eventualmente anche per contribuire a&nbsp;ridurre la migrazione irregolare”), che prescrive condizioni di vita e di lavoro dignitose e la protezione dallo sfruttamento.</p>
<p>A colpire soprattutto è la diffusione del precariato in tutta la Pubblica Amministrazione (secondo la Commissione la normativa italiana “non previene né sanziona in misura sufficiente l’utilizzo abusivo&nbsp;di una successione di contratti a tempo determinato per diverse categorie di lavoratori del settore pubblico”), anche in settori particolarmente delicati quali la Sanità, i Vigili del Fuoco, la Ricerca (per la quale USB ha denunciato l’Italia alla Commissione Europea), la Scuola, la Giustizia, lo Spettacolo, i Forestali, servizi essenziali che meriterebbero investimenti seri e programmazione, cioè l’antitesi della precarietà.</p>
<p>Nonostante ciò, il Governo Meloni, in linea con il precedente esecutivo, sta continuando, anche attraverso le assunzioni per il PNRR, a realizzare una massiccia precarizzazione di un pubblico impiego che ha una carenza di organico ormai strutturale. Peraltro non ci sono solo contratti a tempo determinato, ma sono presenti nel pubblico impiego anche fattispecie ancora peggiori, basti pensare ai tirocinanti – i precari USB della Calabria hanno organizzato una manifestazione questa mattina alla Camera - o agli LSU e si è parlato nei giorni scorsi anche dell’introduzione dei contratti a somministrazione.</p>
<p>A fronte di tutto ciò, al di là degli annunci del ministro Zangrillo, finora l’unico provvedimento emanato dal Governo prevede 3mila assunzioni a tempo indeterminato, delle quali due terzi in Polizia, e le norme di stabilizzazione finora emanate, in particolare per i precari del PNRR, rischiano di rimanere su carta per mancanza di risorse.</p>
<p>In ballo ci sono i diritti dei lavoratori e l’efficienza dei servizi pubblici, ma ormai è evidente a tutti il carattere antipopolare di questo Governo e USB, anche se in splendida solitudine, è pronta a dare battaglia avendo da sempre considerato la lotta alla precarietà una priorità assoluta.</p>
<p>Precariato e questione salariale sono al centro della piattaforma di lotta che porterà allo <strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/e-tempo-di-lotte-non-di-farse-il-26-maggio-sciopero-generale-il-governo-meloni-se-ne-deve-andare-1120-1-2.html" target="_blank" rel="noreferrer">sciopero generale del 26 maggio</a></strong> e nei prossimi giorni sono in programma una serie di assemblee proprio per costruire un fronte contro la precarietà e per la stabilizzazione di tutti i precari della PA.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 12 Apr 2023 14:59:54 +0200</pubDate>
                        <title>Il Def Meloni, una bestemmia contro milioni di lavoratori e pensionati</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/il-def-meloni-una-bestemmia-contro-milioni-di-lavoratori-e-pensionati-1501.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Crescita dell’1% (nel 2022 era del 3,7) e deficit tendenziale che si attesta al 4,35 %: queste le cifre del primo Documento di Economia e Finanza (Def) del governo Meloni, che annuncia e consacra la logica dei tagli e dell’austerità.</p>
<p>Mentre una gigantesca emergenza salariale attraversa il Paese, acuita dall’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità, per l’attuale governo la priorità è contenere l’aumento delle retribuzioni e perseverare nella logica della moderazione salariale. Una bestemmia nei confronti della condizione che vivono milioni di lavoratori e pensionati...</p>
<p>E così da quell’esiguo spazio fiscale aperto dal differenziale tra il deficit programmatico e quello tendenziale, spuntano 3 miliardi di euro da investire in un nuovo taglio del cuneo fiscale che si tradurrà in poche decine di euro in più in busta paga e in molti servizi pubblici in meno, falcidiati per scovare proprio i 3 miliardi di cui sopra...</p>
<p>Si conferma quindi la doppia strada perseguita da un governo che, dopo tanto blaterare in campagna elettorale, si mostra attentissimo e fedele esecutore dei diktat proveniente dall’UE in materia di conti pubblici.</p>
<p>Da un lato il contenimento della crescita salariale (a oggi inesistente) dall’altro l’utilizzo truffaldino della leva fiscale propagandato come forma di salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni.</p>
<p>Un governo in palese difficoltà, forte con i deboli e zerbino con i potenti, e in estremo affanno anche rispetto all’attuazione dei progetti del Pnrr, mentre da un lato usa il pugno duro adottando provvedimenti liberticidi, dall’altro anticipa con il Def il quadro economico che comporrà la prossima Legge di Bilancio.</p>
<p>Il tutto avvalendosi del silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.</p>
<p>Lo abbiamo detto al convegno del 31 marzo e lo ribadiremo nello sciopero generale del 26 maggio: nessuna truffa e nessun inganno, occorre alzare subito i salari a partire da 300 euro in busta paga per tutti!</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 06 Apr 2023 17:29:57 +0200</pubDate>
                        <title>Siamo sempre più poveri, con la benedizione dei sindacati gialli</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/siamo-sempre-piu-poveri-con-la-benedizione-dei-sindacati-gialli-1731.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dice l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica che trimestralmente ci segnala lo stato dei nostri portafogli, che questa volta la situazione è ancora più grave della già gravissima situazione precedente.</p>
<p>Secondo dati difficilmente contestabili, anche perché li abbiamo già verificati nelle nostre case e nelle nostre tasche, la capacità di acquisto delle famiglie è diminuita ulteriormente del 3,7%. L’altro ieri, intanto, ci veniva segnalato un aumento del “carrello della spesa” di quasi il 13%, e al contempo che anche il risparmio delle famiglie diminuiva sensibilmente, del 2%. Evidentemente chi aveva qualche soldo da parte lo ha dovuto utilizzare per fronteggiare i continui aumenti dei beni alimentari e delle bollette e la diminuzione di farvi fronte per le vie ordinarie.</p>
<p>Potremmo aggiungere molti altri indicatori, ad esempio l’impennata delle spese per curarsi dovuto al totale tracollo del servizio sanitario pubblico e alla necessità di rivolgersi al privato, o i mutui e i costi per gli affitti o mille altri grandi e piccoli aumenti che però gravano su salari e stipendi da terzo mondo.</p>
<p>Altre statistiche, note a tutti ma di cui nessuno si cura, ci dicono invece che nel nostro Paese i ricchi e gli straricchi sono sempre più ricchi e straricchi, e che contemporaneamente si consolida la maglia nera in Europa dei salari dei lavoratori italiani che, mentre in tutto il resto del continente aumentano e tengono il passo con l’inflazione, in Italia sono precipitati sotto il valore di trent’anni fa.</p>
<p>Ci si chiede come mai tutto questo avvenga nel Paese con i sindacati più forti d’Europa, con milioni e milioni di iscritti sulla carta, mentre in altri paesi come la Germania, la Francia, l’Inghilterra dove il peso numerico dei sindacati è molto al di sotto degli standard italiani, attraverso le lotte e gli scioperi si ottengono aumenti salariali che ultimamente viaggiano sul 7% medio, con punte anche del 10/12%.</p>
<p>Negli ultimi trent’anni, con i famigerati accordi di luglio del 1991 e del 1992, Cgil Cisl e Uil hanno sottoscritto non solo drastiche riduzioni del salario e delle tutele all’occupazione, ma hanno reso quegli accordi strutturali e duraturi, con la conseguenza, ad esempio, che nei contratti non ci sono più stati aumenti in busta paga da sommare al recupero dell’inflazione, già garantito dal meccanismo di adeguamento automatico dei salari, la scala mobile, attraverso cui il fattore lavoro si riappropriava di una parte della ricchezza che aveva contribuito a produrre. A garanzia della politica di totale cedimento alle richieste del padronato e della nascente Unione Europea, si introdusse la legge antisciopero più dura d’Europa per impedire che, con le lotte e gli scioperi, la classe lavoratrice potesse ribaltare la situazione, sconfessare le politiche di Cgil Cisl e Uil e non arrivare disarmati al confronto con le fameliche fauci del capitale.</p>
<p>Ci furono piazze tumultuose all’epoca, i comizi dei leader sindacali vennero impediti a suon di lancio di bulloni e scontri con i servizi d’ordine sindacali e con la polizia schierata a difendere i sindacalisti che, da burocrati, divennero veri e propri complici degli interessi delle controparti.</p>
<p>Oggi assistiamo con un po’ di vergogna a quanto accade nelle piazze francesi, greche, inglesi, tedesche, spagnole, portoghesi dove centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori incrociano le braccia e riempiono le strade per difendere i propri diritti e chiedere aumenti salariali e occupazione buona e stabile e spesso ottengono risultati consistenti.</p>
<p>C’è bisogno di tornare nelle piazze, di lottare e scioperare anche nel nostro Paese, di rimettere assieme quel movimento di classe imponente che ha attraversato l’Italia e l’ha cambiata profondamente nei decenni passati. C’è bisogno di fare i conti con la complicità dei sindacati gialli per tutti i danni che hanno prodotto con le loro scelte politiche di vero e proprio disarmo della capacità di incidere del movimento dei lavoratori.</p>
<p>Lo <a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/e-tempo-di-lotte-non-di-farse-il-26-maggio-sciopero-generale-il-governo-meloni-se-ne-deve-andare-1120-1-2.html" target="_blank" rel="noreferrer">sciopero generale del 26 maggio</a> proclamato da USB, e aperto a chiunque voglia praticarlo, vuole essere anche un nuovo segnale in tal senso, un segnale di ripresa della funzione emancipatrice delle lotte e dell’organizzazione sindacale di classe.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 03 Apr 2023 18:03:34 +0200</pubDate>
                        <title>Il 26 maggio sciopero generale, ce lo chiede l’Europa! USB proclama una giornata di protesta nazionale: subito 300 euro di aumenti in busta paga</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/il-26-maggio-sciopero-generale-ce-lo-chiede-leuropa-usb-proclama-una-giornata-di-protesta-nazionale-subito-300-euro-di-aumenti-in-busta-paga-1805.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Come in Francia, in Gran Bretagna, in Portogallo, in Germania, in Grecia, anche in Italia è l’ora dello sciopero generale.</p>
<p>Aumenti salariali di almeno 300 euro netti in busta paga, non possiamo più aspettare. E stop ai provvedimenti inaccettabili che il governo Meloni sta assumendo in materia di appalti, di controlli sulla sicurezza, sull’autonomia differenziata, sul reddito di cittadinanza e sulla regolarizzazione dei lavoratori migranti.</p>
<p>Questo governo sta accelerando su una serie di provvedimenti che aumentano la precarietà e la ricattabilità dei lavoratori e che sono destinati ad aumentare le sofferenze per una larga parte del Paese; non interviene per difendere il potere d’acquisto di salari e pensioni, che stanno subendo un forte ridimensionamento a causa dell’impennata dei prezzi e di un sistema contrattuale bloccato da anni; e trascina sempre più il Paese dentro una guerra dagli esiti imprevedibili.</p>
<p>Dobbiamo fermarli!</p>
<p>Mentre in Europa si moltiplicano gli scioperi e le proteste del movimento sindacale, qui in Italia la situazione è ferma a causa del patto tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. Il falso obiettivo del taglio del cuneo fiscale, che porterebbe a perdere sul terreno dei servizi quello che i lavoratori potrebbero recuperare in busta paga, non può essere la soluzione. Per aumentare i salari occorre aumentare i salari.</p>
<p>Sotto lo slogan</p>
<p class="text-center">ALZATE I SALARI ABBASSATE LE ARMI</p>
<p class="text-center">SUBITO 300 EURO DI AUMENTI IN BUSTA PAGA</p>
<p>l’USB invita tutte le categorie a costruire lo sciopero generale per il prossimo 26 maggio e ad utilizzare la data del Primo Maggio come occasione di proteste e manifestazioni di piazza che servano a promuovere la giornata di mobilitazione nazionale.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 29 Mar 2023 12:38:03 +0200</pubDate>
                        <title>Il Codice Salvini allarga la giungla degli appalti: i morti di lavoro non sono ancora abbastanza?</title>
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		                        		https://nazionale.usb.it/leggi-notizia/il-codice-salvini-allarga-la-giungla-degli-appalti-i-morti-di-lavoro-non-sono-ancora-abbastanza-1240.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si abbassano i controlli e si liberalizza ulteriormente il sistema degli appalti, favorendo il subappalto ed eliminando la gara dalla quasi totalità dei lavori pubblici. È quanto prevede il Codice Salvini, come è stato soprannominato il nuovo testo sugli appalti varato ieri dal Consiglio dei ministri. L’Anac, l’autorità anticorruzione, ha reso noto nella sua ultima relazione annuale che delle 62.812 procedure per l’assegnazione di lavori pubblici del 2021, ben 61.731, cioè il 98,7%, sono state relative a gare di importo inferiore a 5 milioni di euro, quindi al di sotto della soglia prevista dal nuovo codice, 5,38 milioni, dalla quale scatterà d’ora in poi l’obbligo della gara.</p>
<p>Per lavori fino a 150mila euro è previsto l’affidamento diretto – “va benissimo il cugino o chi mi ha votato”, ironizza il presidente dell’Anac Busia -&nbsp; e poi si utilizzerà la procedura negoziata senza bando per tutti gli altri che resteranno sotto la soglia, differenziandoli solo tra 5 e 10 inviti in base al valore, se sotto o sopra il milione di euro.</p>
<p>Con l’appalto integrato, che permetterà di attribuire con la stessa gara il progetto e i lavori, l’amministrazione pubblica verrà estromessa di fatto dalla fase progettuale, perdendo ulteriore capacità di controllo e di direzione. Così si fa largo non solo alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose, ma si rinuncia all’idea che la pubblica amministrazione possa svolgere una funzione di governo, mettendo lo Stato nelle mani delle imprese private.</p>
<p>Con il subappalto a cascata poi si procede direttamente verso la giungla. Mentre fino ad oggi un lavoro in subappalto non poteva essere oggetto di un ulteriore subappalto, con il nuovo codice non sarà più così e la Stazione appaltante potrà procedere ad una sequela infinita di cessioni di lavori ad altre imprese. Un meccanismo che favorirà la nascita di scatole vuote, senza dipendenti e create solo per appaltare lavori, e che porterà ad una ulteriore frammentazione del sistema.</p>
<p>Gli effetti di questa “semplificazione” non potranno che essere quelli di una maggiore pressione sui lavoratori, con tagli sui salari e sulle condizioni di sicurezza, abbassamento della qualità dei materiali utilizzati e ricadute a cascata sulla sicurezza, sulla qualità dei lavori e finanche sui costi per la P.A. che inevitabilmente cresceranno (dove aumenta la corruzione difficilmente si fa economia!).</p>
<p>E ad aumentare saranno anche gli omicidi sui posti di lavoro.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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